giovedì 7 marzo 2013

TRADIZIONI RELIGIOSE E POPOLARI SCOMPARSE


TRADIZIONI RELIGIOSE E POPOLARI ORA SCOMPARSE

            All'inizio della primavera, fino al 1935 circa, sopravvivevano antichi riti e tradizioni, ora definitivamente scomparsi, di probabile origine pagana.
    Il rito religioso era definito come ROGAZIONE (dal latino rogatio=preghiera). Si trattava di processioni propiziatorie per l'agricoltura ed i raccolti, che partendo di mattino presto dalla Chiesa Parrocchiale, attraverso le campagne, raggiungevano alcune chiesette in periferia.. Durante il tragitto erano recitate, a voce alta, apposite preghiere e cantate litanie proprio per invocare dal Signore la protezione della campagna contro le calamità naturali.
            A Maderno le mete tradizionali che si ripetevano ogni anno erano la chiesetta Bonaspetti al promontorio, la chiesetta di Bezzuglio e quella Monte Maderno.
L’occasione era anche un motivo, dopo essere giunti alla meta ed avere assistito alla cerimonia religiosa, per fare una scampagnata e una buona colazione, portata da casa nella sporta, com'era consuetudine in quei tempi. Oltre che una cerimonia religiosa era divenuta anche, almeno per i giovani, una festa di primavera.

            Un'altra consuetudine oramai scomparsa, di carattere popolare e folcloristico, era la proclamazione di finte proposte di matrimonio fatte in modo burlesco dal solito gruppo di bontemponi nei confronti di particolari e caratteristici personaggi locali bene in vista del paese.
Una simpatica e divertente usanza, chiamata anche "Il bando degli sposalizi di marzo" che si ripeteva ogni anno nella notte dell'ultimo giorno di febbraio con il solito rituale.Due gruppi di giovani a sera inoltrata, attendevano che la gente uscisse dalle funzioni religiose che si svolgevano in chiesa, salivano sulla collina, nel nostro caso al parco del Serraglio, mettendosi gli uni a distanza degli altri di circa un centinaio di metri. Per  fare un po’ di chiasso erano muniti di grossi imbuti da usare come megafoni nonché di coperchi di pentole, latte vuote di petrolio, casse vuote, tamburi, campanacci e quant'altro potesse produrre del baccano. Quando vedevano la gente uscire dalla chiesa davano inizio al loro spettacolo. L'inizio di questa cerimonia farsesca cominciava con la solite frasi di rito, spesso in dialetto locale.
            Il banditore di un gruppo iniziava pressappoco così:

Sta per entrare marzo in questa terra
e, di ritorno il banditore dell'altro gruppo:
Per maritare una pute bella
e così il dialogo continuava per accertare chi fosse la promessa sposa:
- Chi è, chi non è ......
E' la ............ (bionda o bruna) che abita a ............
- Chi le diamo per marito?
Le diamo il ................detto..........

Proclamato anche il nome del futuro sposo (in genere un vedovo) i due gruppi, a voce altissima proclamavano:
GLIELO DIAMO,  GLIELO DIAMO
 e, contemporaneamente, davano inizio ad un tremendo baccano usando tutti gli strumenti in loro possesso.     Con grande divertimento del pubblico che in lontananza assisteva a questa farsa, proseguivano le altre proposte di matrimonio, sempre più strane e bizzarre se non altro per quanto riguardava l'accoppiamento dei soggetti.
            Anche questa tradizione sembra derivi da antiche usanze romane.

            L'unica tradizione popolare che fatica a scomparire è quella di "bruciare la vecchia" a mezza quaresima. Fino a qualche anno fa questa "cerimonia" farsesca si svolgeva sia a Gaino sia a Maderno e la vecchia, prima di essere data alle fiamme, era sottoposta ad un processo che di solito aveva uno sfondo politico o di critica sull'operato dell'Amministrazione comunale su problemi comuni a tutti i cittadini. Questo gesto significava cancellare e lasciarsi alle spalle la lunga stagione invernale nonché rinnovare, purificare e ricominciare una nuova vita.

                                                                                                 Andrea De Rossi

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