mercoledì 13 marzo 2013

D'ANNUNZIO A MADERNO?



Su una cartolina d'epoca viene riprodotta la palazzina del Serraglio con l'indicazione "Villa D'Annunzio", dando per scontato un evento che poi non accadde. Si trattava dell'offerta della dimora del Serraglio che il Comm. G.B.Bianchi, allora proprietario, fece a Gabriele D'Annunzio il quale, reduce dell'impresa di Fiume, intendeva stabilirsi sul Garda.
            Solo nel Natale 1921 venne resa pubblica la rinuncia del poeta per aver preferito la villa Cargnacco di Gardone Riviera.
            Il testo della lettera di rinuncia che il poeta aveva inviato il 18 febbraio 1921 al donatore Comm.Bianchi  fu pubblicato sulla rivista "Illustrazione Italiana" del Natale e Capodanno 1921-22.
            In questa lunga lettera D'Annunzio fa inizialmente un bilancio della sua vita e delle sue esperienze militari, poi, riferendosi a Maderno e a S.Ercolano, così si esprime.
            "Altri martiri approdano alla riva di Maderno dopo quel vostro primo che fu messo nella barca senza remi alla ventura di Dio..... Ed ecco un Italiano che con antica gentilezza offre l'ospitalità a me, alle mie memorie, ai miei lutti, ai miei sogni; e mi dona una bella collina pel mio santuario.... Il fato è nel nome, ed è nel nome l'officio. La collina donata si chiama "Serraglio". Che m'importa degli ultimi Gonzaga imbestiati e degli amori di Clara Isabella?.... Con questo Serraglio ci sforzeremo di asseragliare la Riviera che un tempo la gente veneta chiamava "magnifica Patria".... Patria di un magnifico donatore è oggi, ....Nel primo tempo abitavano la collina i Serviti di San Pietro Martire....
            Ed il poeta conclude:
            Su la collina purificata dall'offerta costruiremo il santuario della nostra fede che col sangue segnammo.....
            Disseppelliremo due salme dalla terra di San Vito per traslarle a Maderno "in una barca senza remi" come quella dove fu coricato il prezioso corpo di Erculiano.
            Nell'arca di destra porremo il primo ucciso dai fratelli, la primizia del sacrificio, la vittima della vigilia: Mario Asso dagli occhi aperti.
            Nell'arca di sinistra porremo colui che certo nella vita eterna inclina il suo capo fedele sul cuore di Cesare Battisti come soleva il prediletto del Maestro: Italo Consi trentino di Vezzano: E io andrò con due dei miei Lupi di Toscana - con due veterani del Sabotino, del Velichi, del Faiti, di San Giovanni - andrò a cercare sul Timavo le ossa di un fante senza nome; e le avvolgerò in quella bandiera dove il superatore del Timavo lasciò le tracce del sangue e le tracce della sanie, in quel labaro tanto ampio che il 2 gennaio bastò ad ammantare tutti i fèretri.
            E porremo quelle ossa nell'arca di mezzo....
            E un filo d'acqua perenne, uno spirito di sorgente nascosta,una vigilanza umile e senza sussurro correr… intorno alle tre arche, isoler… nel voto le tre arche.
Con queste ultime frasi il  poeta esprimeva la volontà di edificare, in un giorno non lontano, su un pianoro della collina del Serraglio, offertagli dal Comm.Bianchi, un santuario a ricordo dei Caduti.

                                                                                                                   Andrea De Rossi

Nessun commento:

Posta un commento