martedì 5 marzo 2013

SAN ERCOLANO E LA SUA FESTA

S.Ercolano, o Erculiano, fu il diciannovesimo, e per altri il ventunesimo, vescovo di Brescia nella prima metà del secolo VI°.
            Era già in gran fama di santità per le sue virtù e per i suoi prodigi, quando assunse le cure pastorali a Brescia; ma l’esercizio del nuovo importante ministero non fece che confermare tale fama, poiché egli ebbe modo di esplicare meglio, e in tempi difficili, le sue grandi doti di pietà, di zelo apostolico e di carità.
            Dopo più di vent’anni di fatiche episcopali, stanco e invecchiato e, fors’anche perseguitato, volle ritirarsi a vita eremitica a Campione. Quest’ultima ipotesi è stata recentemente suffragata dall’archeologo Gian Pietro Brogiolo il quale studiando sulle fortificazioni gardesane, comprese quelle sul Monte Castello di Gaino, è venuto alla conclusione che queste sarebbero state l’estremo lembo di terra del dominio bizantino, oltre il quale, a sud-ovest dominavano i Longobardi.  Proprio per sottrarsi ai Longobardi che avevano occupato Brescia, il Santo si sarebbe ritirato a Campione, dove dominavano i bizantini, per non collaborare con gli invasori.
            Scelse come dimora, un antro, e lì, insieme ad un compagno fedele trascorse per qualche tempo vita ascetica e contemplativa, cibandosi d’erbe e di radici, suscitando ammirazione e venerazione per il suo spirito evangelico, per le dure rinunce, per la bontà, per il fervore della sua preghiera nella quale trascorreva lunghe ore, anche di notte, e durante le quali cadeva in estasi.
            Nel silenzio e nella pace di Campione si compiaceva talvolta dei semplici e puri doni che Dio gli offriva: osservava il fiore della roccia o delle sponde, guardava incantato il lago azzurro, ascoltava il ritmo calmo dell’onda sulla ghiaia o l’urlo delle tempeste, parlava agli animali.
            I fedeli andavano in pellegrinaggio da lui per sentire parole di fede e per cantare insieme lodi al Signore.
            Oramai la sua vita mortale volgeva al tramonto e i segni della prossima fine si manifestavano nella voce sempre più fievole e nel volto che, pur austero nella cornice di lunghi capelli bianchi e della bianca barba, appariva sempre più scarno.
            Una mattina all’alba, il suo compagno di vita eremitica trovò il Santo vecchio Ercolano steso sul suo povero giaciglio fatto d’erbe e di foglie secche. Aveva le braccia incrociate sul petto e pareva fosse preso dal sonno, tanto il suo volto era sereno. Ma era il sonno della morte.
            La triste novella corse veloce per spiagge, per monti, per villaggi; e una moltitudine di fedeli accorse a Campione per rendere omaggio e l’estremo saluto al corpo del Santo.
            Don Luigi Falsina, autore del libro “Santi e chiese della diocesi di Brescia” cerca di ricostruire la storia di S.Ercolano dopo la sua morte e come giunse a Maderno.Purtroppo non abbiamo documenti di quell’epoca per cui ci dobbiamo accontentare della tradizione, tramandatasi di padre in figlio. Dopo la sua morte, la salma fu contesa fra i vari paesi i quali raggiunsero un accordo decidendo di affidarsi alla volontà del Signore. Depositarono pietosamente la sacra spoglia mortale di  S.Ercolano in una barca e  la abbandonarono in balìa alle onde del lago affinché Iddio la guidasse dove voleva. In trepida attesa, dalle sponde la seguirono per alcune ore con lo sguardo, nel suo viaggio ballonzolante sul lago fino verso l’isola del Garda, ma poi l’oscurità della notte nascose il corso della barca portante il sacro peso.
            Il giorno dopo i madernesi, con gioioso stupore, videro arenata sulla spiaggia del loro golfo, dinanzi all’attuale piazza, la barchetta; levarono le spoglie e le collocarono nella basilica di S.Andrea da dove, molti secoli dopo, fu trasportata nella nuova chiesa parrocchiale. Nello stesso luogo in cui approdò la barchetta vi è ora un cancello ed una lapide che ricorda l’evento.
            Il Falsina cita G.Gradenigo il quale sostiene, senza però provarlo, che probabilmente quando nel 1282 furono scoperte le spoglie del Santo nella Parrocchiale (è lecito chiedersi: dove furono in precedenza?) “si fecero le solenni funzioni religiose colla processione e il trasporto delle reliquie, nacque il tentativo di Toscolano di impossessarsene credendosene forse in diritto per essere residenza marchionale del Vescovo di Brescia.” I madernesi si posero immediatamente alla ricerca e le poterono trovare in una chiesetta presso Toscolano. Secondo il manoscritto Historia Sancti Herculani, sarebbe avvenuto il prodigio dell’improvvisa sosta delle acque del fiume Toscolano per consentire alla processione del sacro ricupero di passare il torrente a piede asciutto, anche se il sito non era provvisto di ponte. ”
            S.Ercolano divenne, insieme con S.Andrea, patrono del paese e più tardi, nel 1466, per delibera della Magnifica Patria, fu riconosciuto protettore della riviera, obbligandosi a celebrare con festa di precetto l’annua memoria il 12 agosto. Quest’obbligazione finì però con la caduta della Repubblica Veneta.
            Le reliquie del Santo furono riconosciute successivamente nel 1486 dal Vescovo Paolo Zane e, nel 1580, dal Cardinale Carlo Borromeo, in occasione della sua visita in riviera ed, infine, nel 1825 dal Vescovo Gabrio Maria Nava, il quale fece trasportare le reliquie dalla vecchia alla nuova chiesa parrocchiale appena inaugurata. Esse furono collocate sull’altare a lui dedicato dove si ammira il Santo dipinto da Paolo Veronese. Nel 1862 i coniugi Antonio e Paola Brunelli offrirono, per una degna conservazione delle spoglie, l’urnetta d’argento con decorazioni, che si vede ancor oggi sopra il suddetto altare.
I madernesi il 12 agosto d’ogni anno ricordano il Santo con particolari funzioni   religiose.
Alla vigilia, invece, da tempo immemorabile viene svolta la festa folcloristica, sempre in onore del Santo, con luminarie e fuochi'artificio.

                                                                                                                                                                                                                               
                                                                                       Andrea De Rossi

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