giovedì 14 marzo 2013

ANTICA VIA DEI BROLI INFERIORI A MADERNO

                                                A T T U A L E

VIA CRISTOFORO BENAMATI

GIA’ VIA REGIA O POSTALE POI CONTRADA PALAZZO E, ANTICAMENTE, VIA DEI BROLI INFERIORI


            L’attuale nome di questa strada vuole ricordare la veneranda figura del Sacerdote Cristoforo Benamati il quale, alla sua morte, donò tutto quanto possedeva a
favore della gioventù, perfino la sua bella e grande abitazione che fu poi trasformata
 in un Istituto di educazione e di istruzione dei giovani  a lui dedicata (Istituto Benamati) dove in tempi non lontani furono ospitate le Scuole Elementari e l’Asilo di Maderno, nonché tutte le rendite dei suoi fondi. Il Sacerdote morì a Maderno il 5 luglio 1799 e un’iscrizione latina, all’esterno di questo stabile, fu posta dai madernesi in segno di riconoscenza. Ora questo edificio, dopo le necessarie ristrutturazioni, è stato adibito, in parte, ad appartamenti assegnati a persone bisognose ed in parte a sala di adunanza del Consiglio comunale di Toscolano-Maderno. Le scuole, già dal 1936 sono state trasferite nel nuovo edificio scolastico al ponte di Toscolano, mentre l’Asilo è stato collocato nel nuovo stabile, costruito appositamente, in Via Vitali.
Questa antica via di Maderno, già chiamata dei broli inferiori e che, fino agli inizi del ‘900, fu anche il proseguimento della strada regia postale proveniente da Salò, divenne famosa perché intorno al 1600 i Gonzaga di Mantova  scelsero Maderno. Precisamente ai lati di questa strada costruirono una delle loro numerose ville che fu poi denominata “Palazzo nuovo” per distinguerla dal “Palazzo vecchio”, che si trovava quasi di fronte, presso il quale si stabilirono provvisoriamente durante la costruzione del nuovo edificio. I due edifici furono poi uniti con l’alto cavalcavia che ancora oggi si può ammirare transitando da Via Benamati. Fu Vincenzo I che nel 1606 diede inizio alla costruzione del palazzo, dopo aver acquistato i terreni circostanti per dotare il futuro palazzo di ampi giardini. In quel tempo la via si chiamava dei broli inferiori perché ad est  iniziava la campagna con i vari broli (campi). Mentre ad ovest, in parallelo, vi era la Via dei broli superiori, ora Via Garibaldi. Fu in questo periodo che la zona venne chiamata “Contrada del Palazzo”.
         I Gonzaga affidarono la progettazione del nuovo palazzo (che ora è ridotto ad un terzo per i motivi che spiegheremo in seguito) al valente pittore e architetto cremonese Anton Maria Viani. Successivamente venne sostituito da Francesco
Geffels anch’esso pittore ed architetto, mentre i dipinti furono opera del pittore Giovanni Benedetto Castiglione detto “Il Greghetto” specialista in scene religiose, bibliche e mitologiche. L’esecuzione dei lavori fu affidata al capo muratore Giorgio Cobelli di Maderno. Lo stesso Cobelli affermò che fu costruito anche un corridoio sotterraneo che univa gli appartamenti del Duca Gonzaga con la vicina chiesa romanica, simile a quella realizzata dallo stesso Architetto Viani per congiungere la reggia di Mantova con la chiesa di S.Pietro. Infatti  nella cripta della chiesa romanica di Maderno si può attualmente osservare una finestrella (ora chiusa)
dietro la quale i Gonzaga assistevano alla S.Messa,  senza essere visti dal pubblico.
         Intorno al nuovo palazzo , verso est, si estendeva un terreno agricolo di circa 70 ettari che giungeva fino al lago e nel quale furono messi a dimora alberi da frutta, aranci, limoni, lauri, cipressi. Da un inventario del 1635 risultavano raccolti 22600 limoni e altri 60.000 rimanevano sulle piante, già maturi, ma non raccolti.
         Nel 1607 il Duca Vincenzo I manifestò l’intenzione di vietare al pubblico il transito della via dei broli inferiori che attraversava la sua proprietà, ma il Consiglio comunale di Maderno non fu d’accordo su questa iniziativa, accettò invece, nel 1609 di rendere levatoio il ponte in pietra che dal castello passava sopra la fossa e portava in piazza allo scopo di poterlo alzare per permettere l’entrata alle proprie imbarcazioni nella fossa più vicino al suo giardino.
Nel corso degli anni successivi (1659) i Gonzaga divennero proprietari del “Serraglio” con relativa palazzina e del convento annesso alla chiesa di S.Pietro (ora scomparsa) in quanto il Papa Alessandro VII, nel 1656, soppresse tale convento dove si trovavano i Padri Serviti. Ecco perché nel 1660 Carlo II ricostruì la palazzina (già degli stessi Padri Serviti) e fece scavare una galleria sotterranea che collegava il “Palazzo Nuovo” con la stessa. Era noto che il Duca Carlo II manteneva nella villa del Serraglio numerose concubine dirette dall’amante Margherita Dalla Rovere che, nell’intimo, sperava di diventare Duchessa. Questa galleria serviva anche per transitare liberamente, fuori dall’occhio indiscreto del pubblico.
         Il “Palazzo nuovo” era composto da cinque piani (quattro fuori terra) e cioè cantina, piano terra, primo ammezzato, piano nobile, secondo ammezzato. Una grande altana, o loggia, sormontata da un’aquila di marmo, si alzava sul cornicione. Sul lato verso il lago il Palazzo presentava due logge: una al piano terra, l’altra al piano nobile. I piani erano collegati da quattro grandi scale: una “grande”, due private ed una a “lumaga”. Al primo piano, in capo alla scala, vi erano gli uffici della cancelleria ed il gabinetto studio dei duchi. Un salone orientato da sera a levante divideva in due ali il primo piano e si apriva con una loggia chiamata “corridoio”. Le stanze erano sontuosamente arredate con mobili, quadri di famosi pittori e arazzi in stile veneziano,
         Nel 1708, morì il Conte Ferdinando Carlo Gonzaga. Seguirono importanti avvenimenti che segnarono il destino ed il futuro di tutti i beni dei Gonzaga. Il ”palazzo  nuovo” a meno di un secolo dalla sua costruzione fu spogliato dalla maggior parte delle preziose opere d’arte per pagare i debiti dei proprietari e, durante la guerra di successione di Spagna venne occupato dalle truppe austriache che vi installarono un panificio militare. Nel 1712 La Repubblica di Venezia decretò il passaggio a favore della casa regnante austriaca nella persona di Leopoldo I di Lorena, cugino di Carlo II Gonzaga. E da allora ebbe inizio il passaggio del Palazzo a numerose persone, da Bortolo Cardellini di Toscolano (1724), al conte Gian Maria Morani di Brescia, ai Zanetti di Collebeato i quali lo vendettero al Dr, Ghiselli di Bogliaco, che, trovandosi infermo di mente, demolì due terzi del palazzo nella speranza di scoprire tesori nascosti. I suoi eredi lo rivendettero ai Zanetti e questi ad un Erculiani di Maderno che nel 1894 la cedette alla cittadina inglese Mary Colley Morice la quale, dopo aver effettuato diversi lavori di sistemazione, vi rimase fino alla sua morte avvenuta il 1.12.1907. La proprietà passò poi a Pietro Emmer di Maderno e dal 1933, infine, alla famiglia Gaoso, attuale proprietaria.  La palazzina ed il Serraglio passarono ai Monselice i quali nel 1888 lo vendettero all’austriaco Lignet che vi costruì un albergo. Quest’ultimo, agli inizi del ‘900 fu demolito e ricostruito sul Lungolago di Maderno e divenne poi la sede dell’Istituto Sacro Cuore.

                                                                                   Andrea De Rossi
 
                                                                                    

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