mercoledì 13 marzo 2013

LA CAPPELLA DEDICATA AI CADUTI DI MADERNO

Eretta in contiguità del Cimitero di Maderno, con tutta la grazia e malinconia dei suoi cipressi e contorno di olivi,questa cappella votiva, di fattura singolare, di aspetto altamente suggestivo ed originale, appare sopratutto un carme di solidarietà etnica. Frase difficile a rendere. Ma se si pensa, che tutte le vecchie cartiere di Toscolano e Maderno, le antiche macine e strettoi delle olive hanno offerto le loro secolari vestigia, residuate dalla lotta col moderno macchinario, è commovente pensare come queste pietre decadute abbiano contribuito ad un grande significativo monumento ai caduti - come questo di Maderno.
            Ad esempio, i quattro posti di guardia, che fiancheggiano il monumento sono grandi vasche capovolte, che servivano per la macerazione degli stracci, da carta. Non per niente su uno di questi massi è scolpito: "Parlano le pietre: Fummo strumento di industrie avite - quì diamo gloria agli Eroi della Patria."
            Abbiamo avuto la fortuna di parlare con l'egregio autore del tempietto, l'Ing.Luigi Dubbini, nativo di Maderno, laureatosi a Torino e mutilato di guerra. E' una figura bruna, slanciata di artista, modesto e bravo, simpaticissimo, che ha prestato la sua opera gratuitamente.
            La parte superiore del monumento, ci conferma il suo ideatore, rappresenta la testa e le ali di una formidabile bombarda, con gli alettoni intersecati da feritoie. Sotto, una cintura serrata di bocche da cannone e giù, giù fino alla gradinata, una specie di Esedra dello sviluppo di cinquanta metri, sostegni e speroni, che formano, nel concetto dell'autore un assieme di potenzialità bellica difensiva, inespugnabile. Tutto ciò  corredato a destra di chi guarda, da un appostamento di cannoni e ruote di pietra (le "molasse" degli oleifici) che sembrano potenti carri armati e a sinistra una trincea assai suggestiva, con feritoie e elmetti e baionette messi in bell'ordine, quasi a significare il fatto compiuto, la Difesa e il Sacrificio invincibili.
            Infatti, sulla cupola-proiettile del tempietto, doveva spiccare una "Vittoria Alata" per concludere tutto il significato del  monumento.Invece, apparve come a Costantino, una bella croce dorata e non se ne parlò più. Profusione di granate e di mitragliatrici da per tutto, in buon ordine. Gli Alpini della trincea non possono prendersi grande spasso, perchè l'interno della medesima non è che una mistica sacrestia al servizio della cappella, sul cui altare gli arredi sacri sono bossoli di guerra e proiettili artisticamente lavorati e su di un gradino a destra un elmetto trafitto dall'alto in basso da un pugnale serve da campanello per la Messa. Sull'altare, a mò di pala, una artistica vetrata a colori col Redentore, che raccoglie un soldato morente!
            Parte per parte dell'altare i nomi dei Caduti, una quarantina circa, scolpiti nel bronzo. Altri espisodi sono simbolizzati fuori all'aperto.
Una fiamma, su di una colonna per Sacrificio dei legionari,; una triplice fontana, che rappresenta il rinnovarsi della vita. Anche quì si sente il ricordo delle primitive industrie; una Madonnina sopra una vecchia colonna romana, prega a giunte mani. Due elmetti, incassati in un vecchio macigno squadrato che sembra un cippo romano, rappresentano il Soldato italiano ed austriaco nel motto "Oltre il rogo non vive ira nemica". Anche questa pietra faceva parte di una cartiera e serviva per battere gli stracci. Infine una vecchia colonna romana (raccolta nella villa Feltrinelli di Gargnano) con aquila e corona di bronzo, ricorda la medaglia d'oro madernese, capitano Erculiano Cobelli.
            Il monumento è massiccio, severo e poetico nel tempo stesso, perchè i diversi colori ne allietano la pesantezza. Ma non un sacchetto di cemento per quanto armato, in quella mole. Soltanto il saggio dono operoso e vetusto di codeste valli sonanti di opifici, per un'opera silente di fede e di umana pietà!

                                                                                                   Andrea De Rossi

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