domenica 10 marzo 2013

IL PORTO DI TOSCOLANO

Una delle zone più caratteristiche di Toscolano è senza dubbio quella del porto, cioè - come si dice - l'antica e "
originaria "Benaco", Fu in questa località che si insediarono i primi abitanti essendo il lago in quel tempo l'unica strada che permettesse un collegamento attraverso il Mincio e poi il Po con il mare Adriatico..
Questa contrada  ha subìto nel corso dei secoli notevoli trasformazioni, perciò ora non rimangono che labili tracce del priimitivo insediamento Per rendersi conto di questo cambiamento, basti pensare a quell'edificio moderno completamente in disaccordo con l'armonia del paesaggio sorto alcuni decenni fa sui ruderi di un'antica casa che si trovava sul molo del porto.
Tra le tracce rimaste merita ricordare la diga romana che, pur a distanza di tanti secoli, è ancora evidente, e che si estendeva ai due lati dell'attuale porto per circa 250 metri: Costruita a protezione di quel tratto di costa, è servita egregiamente anche per le terrasze di "giardini di limoni" ora in parte snaturata a causa di ripetuti interventi che ne hanno occultato la vista in alcuni punti.
Nel periodo veneto divenne un importante e strategico luogo di deposito e di scalo merci necessarie all'industria della carta e del ferro. Nel XV secolo furono effettuate notevoli modifiche e fu costruito anche un molo di protezione, rifatto ed ampliato nel 1755 e ulteriormente consolidato verso la fine dell'800.
Secondo Claudio Fossati, l'ingresso alla maestosa villa romana si trovava appunto nei pressi  del porto, mentre i fabbricati si estendevano verso il promontorio che faceva parte della contrada "piazza".
Al porto fanno da cornice alcuni palazzi: quello settecentesco della estinta famiglia Comincioli (ora Palazzo Comboni) corredato da una grande terrazza sul lago; quello, di costruzione a delle zone più caratteristiche di Toscolano è senza dubbio quella del Porto, cioè l’antica e originaria “Benaco”.
Fu in questa località che si insediarono i primi abitanti essendo il lago, in quel tempo, l’unica strada che permettesse un collegamento attraverso il Mincio e poi il Po con il mare Adriatico.
Questa contrada ha subìto nel corso dei secoli notevoli trasformazioni, perciò ora non rimangono che labili tracce del primitivo insediamento. Per rendersi conto di questo cambiamento, basti pensare a quell’edificio
moderno completamente in disaccordo con l’armonia del paesaggio sorto alcuni decenni fa sui ruderi di un’antica casa che si trovava sul molo del porto.
Tra le tracce rimaste merita ricordare la diga romana che, pur a distanza di tanti secoli, è ancora evidente, e che si estendeva ai due lati dell’attuale porto per circa 250 metri. Costruita a protezione di quel tratto di costa, è servita egregiamente anche per le terrazze di “giardini di limoni”, ora in parte snaturata a causa di
ripetuti interventi che ne hanno occultato la vista in alcuni punti.. Nel periodo veneto divenne un importante e strategico luogo di deposito e di scalo merci necessarie all’industria della carta e del ferro. Nel XV secolo furono effettuate notevoli modifiche e fu costruito anche un molo di protezione, rifatto ed ampliato nel 1755 e ulteriormente consolidato verso la fine dell’800.
Secondo il Fossati, l’ingresso alla maestosa villa romana si trovava appunto nei pressi del porto mentre i fabbricati si estendevano verso il promontorio che faceva parte della contquattrocentesca, un tempo unito al “Setificio” (ora scomparso) da un cavalcavia, già appartenente ai Tamagnini e ai Turazza (civico n°26) ed ora trasformato e suddiviso in appartamenti. Fu in questo palazzo che, nel secolo XVI, Paganino Paganini ed il figlio Alessandro con i loro allievi stampò la famosa collezione di classici che vantavano edizioni pregevolissime. Infine il palazzo più importante dal lato artistico è quello seicentesco dei Conti Delay (civico n.53), successivamente passato ai Maffizzoli e poi agli Oldi, fiancheggiato da limonaie e famoso anche per le grandi tele del pittore veneziano Andrea Celesti (Venezia 1637 - Toscolano 1712), ospitato qui nei lunghi anni d’esilio. I suoi dipinti assai pregevoli sono stati ceduti dagli ultimi proprietari e si trovano ora nei
saloni della sede centrale dell’ex Credito Agrario Bresciano in Brescia Due.
Nel palazzo vi era inoltre una galleria di diversi capolavori eseguiti da Leonardo (La Maddalena), Guido Reni,  Morone, Veronese, Campi, Correggio e affreschi di Santo Cattaneo dei quali non si hanno più notizie.








Maddalena), Guido Reni, Morone, Veronese, Campi, Correggio e affreschi di Santo Cattaneo dei
quali non si hanno più notizie.

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