mercoledì 6 marzo 2013

I VARI SEPOLCRI IN CUI FURONO CUSTODITE LE RELIQUIE DI S.ERCOLANO

Inizialmente le spoglie di S.Ercolano erano gelosamente custodite nell’antica Cripta della chiesa romanica di S.Andrea. Già nel 1587 lo storico Bongiani Grattarolo di Salò nel suo libro “Historia della Riviera di Salò”, pubblicato nel 1599 dopo la sua morte, descrivendo la “Quadra di Maderno”, si sofferma sulle reliquie di San Ercolano, già Vescovo di Brescia, esistenti nella Basilica di S.Andrea e afferma:….”Erano in una arca di pietra rosseggiante molto antica scolpita di foravia di alcune immagini e segni e lettere pertinenti alla Religione, al culto di Dei Gentili, le quali poco fa ne furono levate ad istanza del sopradetto Cardinale Arcivescovo della Provincia (Carlo Borromeo) e in suo loco scrittone dell’altre cristiane della vita di esso Santo. ….Di esse (reliquie) si dice, e credo che anco il Capriolo lo scrive, che riportandosi una volta processionalmente da Toscolano, dove furtivamente l’haveva portate qualche Religioso ladrone; il fiume sopra cui a quel tempo non era ponte, si arrestò miracolosamente per darle il passaggio facile….”  Si trattava di un sarcofago che risaliva al 40 d.C. il quale, anticamente, conteneva le spoglie di Cesia o Cassia Festa, moglie di Minicio Marco, Questore dell’erario romano di Brescia, appartenente alla “gens Minicia” che nel II° secolo s’imparentò con i Nonii-Arrii i quali risiedevano nella villa romana di Toscolano. Originariamente questo sarcofago aveva un’epigrafe in latino che, tradotta, diceva: “Clodia Restituta eresse agli Dei Mani di Cassia Festa figlia di Marco, figliuola sua dolcissima che visse anni 34 e giorni 41 e Quinto Minicio Marco donò l’area per il monumento della moglie dilettissima”.
            In seguito alla visita pastorale di S.Carlo Borromeo, avvenuta nel 1580, questi dispose di far scalpellare l’epigrafe latina ed i simboli pagani, adeguandosi alle decisioni del Concilio di Trento del  1545   in quanto non riteneva compatibile che i cattolici frequentassero la cripta dove un tempo i pagani si rivolgevano ad Apollo. S.Carlo stabilì anche che fosse demolita la cripta e che il sarcofago contenente le spoglie di S.Ercolano fosse posto nell’altare maggiore.
            I madernesi, non soddisfatti di questa decisione, si rivolsero al Papa Gregorio XIII°, con la mediazione del Cardinale Ludovico Madruzzo Vescovo di Trento, per ottenere il permesso di erigere a S.Ercolano un suo particolare altare in una nuova Cappella e per essere esonerati dal costruire due porte ed altrettante finestre in fondo alla navata laterale che avrebbero rovinato l’estetica della Chiesa: Il Papa accolse la richiesta per cui dedicarono al Santo una Cappella (l’ultima entrando a destra) attualmente intitolata a S.Francesco d’Assisi che fu decorata con stucchi e dorature.
 In detta Cappella nel 1587, dopo una solenne processione per le vie di Maderno, le reliquie di S.Ercolano, vennero trasferite e poste in un’urna di pietra bianca, più piccola della precedente, davanti la quale fu posto un parapetto di marmo nero con la seguente iscrizione: “Sancti Herculiani Ep.Brix et Confessoris - Ossa et Cineres”.
La cripta fu quindi chiusa e fu rimessa in luce solo nel 1960 in seguito ai lavori di restauro della chiesa da parte della Sovrintendenza.
L’antica urna romana nella quale per secoli custodì nella Cripta le spoglie del Santo, con la nuova iscrizione in latino che descrive la vita di S.Ercolano, revisionata nel 1625 dal Rev.Andrea Perini, fu passata all’altare della Madonna del Rosario (il secondo entrando a sinistra) dove si può ammirare tuttora. Alla sinistra di quest’altare vi è appeso un quadretto con la traduzione in italiano della suddetta iscrizione latina.
Infine il 26 ottobre 1825, quando fu inaugurata la nuova chiesa parrocchiale, le spoglie del Santo, poste in una nuova urna di bandone (metallo simile alla latta), dopo una solenne processione, fu definitivamente collocata presso l’altare a Lui dedicato dentro un’altra urna di finto marmo, ai piedi della preziosa tela del Veronese.

                                                                               Andrea De Rossi

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