mercoledì 6 marzo 2013

GIORGIO AQUILANI


            Il violento terremoto dello scorso 24 novembre 2004 ha colpito anche la nostra chiesa romanica di Sant’Andrea tanto che ha costretto le Autorità competenti a dichiararla, momentaneamente, inagibile. In attesa che dopo i necessari interventi venga riaperta al culto, continuiamo nel nostro esame  dei suoi valori artistici e storici, fra i quali lapidi, sculture, quadri e pietre tombali
            In questa occasione ci occuperemo soltanto di una delle diverse pietre tombali sparse  sul pavimento della chiesa stessa. In alcune è ben visibile il nome del defunto ed in altre meno. Nell’interno dell’altare, attualmente dedicato a S.Lorenzo, mentre un tempo lo era a S.,Carlo, sul pavimento spicca quella dedicata a GIORGIO AQUILANI  che è quasi unita a quella dei Lancetta. Al centro di quest’altare si trova la pala di Andrea Bertanza e, sul lato sinistro, quella del bresciano Antonio Paglia che raffigura S.Filippo Neri, S.Carlo Borromeo, S.Gaetano da Thiene e S.Giuseppe
             Ci soffermeremo quindi su quella di GIORGIO AQUILANI, personaggio noto a Maderno, perché esiste una strada che porta il suo nome, sulla quale è incisa la data della sua morte: 20 luglio 1657.
            Alla luce di ciò che avviene oggi, ci si chiede come mai i defunti, e non tutti, venivano tumulati all’interno della Basilica e non nel Cimitero.
            Ritornando indietro nel tempo rileviamo che era costumanza seppellire i cadaveri nelle chiese. Queste sepolture erano però destinate soltanto al clero regolare o secolare che gestiva la chiesa e alle famiglie nobili, mentre i più poveri o i non appartenenti ad una delle citate categorie dovevano essere seppelliti all’esterno della chiesa. Infatti, ancora adesso, in occasione dei vari scavi che frequentemente sono effettuati ai lati della chiesa romanica, vengono scoperti antichi resti mortali.
 Fu Napoleone nel 1806 che proibì che si tumulassero i defunti in chiesa o all’esterno di essa per ragioni igieniche, ma non tutti rispettarono questa disposizione. Le chiese erano spesse volte invase dal fetore delle sepolture e quindi frequenti erano gli episodi di epidemie di colera. L’uso di seppellire i morti nelle chiese però andò avanti fino al XIX secolo quando i governi in carica ritennero necessario ed improcrastinabile risolvere i vari problemi legati all’igiene ed alla sanità pubblica per cui emanarono una legge sulla sanità pubblica che vietò l’inumazione dei cadaveri nelle chiese e ordinò che venisse costruito in ciascun comune un cimitero che doveva avere una distanza di almeno 200 metri dall’abitato.
Il nome di Giorgio Aquilani indicato sulla pietra tombale citata doveva quindi appartenere ad una nobile famiglia madernese. Così anche nella antica chiesa della Madonna di Benaco di Toscolano furono posti i resti mortali di Tamagnini, Turazza, Paganini, Grazioli, Bonetti, Lombardi, Andreoli, Belloni e Sgraffignoli tutti appartenenti a nobili famiglie di Toscolano.
            Da ricerche svolte risulta che Giorgio Aquilani appartenesse ad una delle famiglie più nobili e benestanti di Maderno, insieme ai Lancetta, ai Monselice ed ai Podestà. La figlia di quest’ultimo, Lucrezia, divenne poi sua moglie. Nel 1600 risulta essere stato un affittuario d’alcune proprietà appartenenti ai Gonzaga. Il merito maggiore di questa persona fu però quello di essere stato un gran benefattore. Fu per questo motivo che, verso la fine dell’Ottocento che il Comune di Maderno attribuì il nome d’Aquilani alla strada dell’Arco. Così veniva chiamata questa strada perché esisteva un cavalcavia che collegava il palazzo Monselice (attuale condominioSperanza) alla dogana situata prospiciente al lago e dava la possibilità ai Monselice di scendere direttamente nel piccolo porto (davanti all’ex tipografia del Garda) dove approdavano e ormeggiavano le loro imbarcazioni. Detta strada era chiamata anche del Portone in quanto era l’unica che conduceva al portone d’ingresso a Maderno che si trovava in “Benela”, nei pressi del sentiero del Procc, ed era quella in cui aveva abitato l’Aquilani.
            L’Aquilani con il testamento datato 5 luglio 1647, che è trascritto in seguito, lasciò un curioso legato che poi fu gestito, finché rimasero i fondi, dalla locale Congregazione di Carità. Mia madre mi raccontò che anch’essa, nel 1909 quando si sposò, ne fu una beneficiaria.
 Fu in questo testamento che l’Aquilani chiese di essere tumulato nell’apposita arca della chiesa di S.Andrea, davanti all’altare di S.Carlo, dove si trova ancora attualmente.

                                                                                     Andrea De Rossi







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