mercoledì 13 marzo 2013

CANDEGGIO DEL LINO SULLA SPIAGGIA




La “cura o candeggio dei" revi”, così’ era chiamata quest’attività scomparsa agli inizi del secolo scorso,(1900) consisteva nell’imbiancare la filaccia di lino prodotta dalle filande operanti nella zona (solo a Salò n’esistevano sessanta).
            Questo lavoro si svolgeva sulla ghiaia della spiaggia. Su essa si stendevano le grigie scavette di lino che, in precedenza, erano rimaste immerse a lungo nell’acqua e battute su tavolette di pietra, ripetendo quotidianamente queste operazioni fin quando il filo non fosse uniformemente più chiaro.
            A questo punto il refe, tolto dalla ghiaia, era ammassato in grandi recipienti di legno, le soie, e immerso in farina vecchia di frumento la quale, innescando una fermentazione, assicurava al prodotto finale il giusto candore.
            Si rilavava il filato, che in seguito era trasportato a Salò dove, steso su travi allestite in appositi locali chiusi, era infine sbattuto con forza per far perdere le ultime scorie lanuginose ed ottenere quindi lino lucentissimo, assai richiesto per lavori di ricamo.
            Per un privilegio accordato nel 1520, i “revi” erano commerciati direttamente con Venezia in totale esenzione dal dazio d’entrata nella città.
            Il comune di Maderno, proprietario del “Rivellino” (il terreno dietro il castello, dove si trovano ora gli Alberghi Milano e Splendid), annualmente appaltava la “cura del lino” lasciando al vincitore dell’asta l’uso delle tettoie e dei locali all’uopo costruiti.
            L’avvento di nuovi processi tecnologici industriali privò questa secolare attività della necessaria convenienza economica cosicché, verso la fine dell’ottocento, fu definitivamente abbandonata..

                                                                                                 Andrea De Rossi

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