giovedì 22 gennaio 2015

REPERTO PREISTORICO RITROVATO A TOSCOLANO









Nel 1800, il sig. Domenico Visintini rinvenne sul greto del torrente Toscolano un importante reperto preistorico.
La notizia di questo ritrovamento c’è data da Piero Simoni di Gavardo ed è contenuta nel suo volumetto “Strumento di selce eneolitico da Toscolano”, che si può consultare presso la locale Biblioteca, notizia mai segnalata fra le pubblicazioni dei noti storici locali Donato Fossati e Guido Lonati.
Si tratta di un pugnale in felce purissima di colore grigiastro lungo 11 cm e mezzo e largo quattro che, per le caratteristiche tecniche di lavorazione, l'Autore attribuisce al periodo Eneolitico ; cioè quello che intercorre dalla metà del III° agli inizi del II° millennio a.C. quando l'uomo, insieme agli utensili in pietra, fece uso - anche se in modo non fondamentale - della nuova materia prima: il rame. Simili reperti sono stati rinvenuti anche sul Monte Covolo di Villanuova s/C ed a Remedello.
Il Simoni precisa che gli eredi del Geom.Carlo Visintini di Muscoline (fratello del noto psichiatra Fabio originario di Toscolano e scomparso alcuni anni fa), hanno da sempre tenuto il  reperto in cassaforte considerandolo un gioiello di famiglia. Su insistenza del Simoni lo hanno donato nel 1986 al Museo Civico Archeologico di Gavardo, al fine di evitare che il prezioso oggetto andasse disperso, accompagnandolo dalla seguente descrizione: "Cuspide di selce trovata nel 1800 da Domenico Visintini nel greto del torrente Toscolano, in località Religione (anticamente Grecenigo). Prestata all’ Esposizione di Preistoria e Archeologia di Brescia nel 1875, fu in seguito conservata dagli eredi del ritrovatore, a Muscoline".
Tale reperto si può osservare nella 2^ sala ( Neolitico) del Museo di Gavardo.
Ricordiamo che il ritrovatore Domenico Visintini, proveniente da Morgnaga di Gardone dove gestiva una chioderia, venne a Toscolano agli inizi dell'800 dove, nella valle delle Cartiere, installò un'officina per la lavorazione del ferro e contemporaneamente acquistò la residenza della "Religione".
Il Simoni conclude la sua descrizione domandandosi perché un simile strumento si sia potuto rinvenire sul greto del torrente Toscolano. Questo rimarrà sempre un problema irrisolto.
L'autore in ogni modo ipotizza che si possa riferire ad una sepoltura il cui corredo è stato travolto e trascinato dall'acqua, oppure che sia stato perduto da uno sconosciuto cacciatore alcuni millenni fa.
Con questo gesto civico la famiglia Visintini, donandolo ad un Museo per essere conservato, ha dato la  possibilità a chiunque di poterlo osservare e la certezza di una sua sicura conservazione.

                                                                                                         Andrea De Rossi




possibilità a chiunque di poterlo osservare e la certezza di una sua sicura conservazione.

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