giovedì 14 maggio 2015

ALTRE NOTIZIE SUL PALAZZO GONZAGA DI MADERNO






Il Dott. Ghiselli di Gargnano fu uno dei tanti proprietari del palazzo Gonzaga di Maderno susseguitesi dopo l’estinzione della famiglia Gonzaga. Nel 1819, questi, forse perché infermo di mente, si mise alla ricerca di tesori che, si diceva, allora, fossero nascosti in qualche punto segreto del palazzo. Per  ritrovarli fece demolire i due terzi del palazzo, sul lato della chiesa romanica e, di conseguenza, distrusse numerosi capolavori pittorici, senza troppi ostacoli da parte della pubblica amministrazione. I relativi materiali di risulta, alcuni assai pregiati per qualità e lavorazione, presero differenti strade; una parte fu venduta, un’altra venne recuperata per costruire un giardino di limoni, gli stipiti andarono a sostegno degli ingressi interni della costruenda chiesa parrocchiale di Maderno e gli elementi più minuti furono incettati dagli antiquari del tempo oppure finirono in alcune case private a Maderno. Agli eredi del Ghiselli rimasero così tanti debiti per cui furono costretti a vendere il moncone rimasto del palazzo ai Zanetti i quali poi lo rivendettero al sig. Pietro Erculiani di Maderno che, nel 1894, lo rivendette all’inglese sig.ra Mary Colley Morice che, con animo appassionato, cercò di dare vita a quegli storici resti rimasti. Successivamente la proprietà passò al sig.Pietro Emmer di Maderno e questi, nel 1933, alla famiglia Gaoso.
            Tutte queste notizie sono state ricavate da un saggio dello storico locale Notaio Claudio Fossati  datato 1894 rinvenuto nell’archivio del marchese Giuliano Capilupi di Mantova unitamente alla lettera con la quale il Fossati indirizzò il testo alla sig.ra Mary Colley Morice la quale aveva richiesto notizie sulle origini storiche del palazzo dopo l’acquisto.. Documento che non risulta essere stato a conoscenza nemmeno dal figlio Donato che pure ha scritto anch’esso numerose notizie sui Gonzaga.
            Ora, ad integrare tali notizie sul palazzo Gonzaga di Maderno ci ha pensato il Prof.. Paolo Bertelli dell’Università degli Studi di Verona Dipartimento Tempo Spazio, immagine, Società /TeSIS) che ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere in quanto anche lui si interessa della storia dei Gonzaga. Risulta, infatti, che l’Università alla quale  appartiene nel 2014 ha organizzato un convegno dedicato a Marco Boschini (Venezia 1602-1678) scrittore, pittore, incisore, miniatore, già appartenente alla bottega di Palma il Giovane a Venezia e frequentatore del palazzo Gonzaga di Maderno dai cui proprietari ricevette l’ordine di incidere il disegno del palazzo madernese su una lastra di rame, ora non più rintracciabile. Da questo convegno uscì  un voluminoso libro “Marco Boschini. L’epopea della pittura veneziana nell’Eureopa barocca” a cura di Enrico Maria Dal Pozzolo con la collaborazione dello stesso Prof.Bertelli – Zel edizioni (pagine 463)...Fu negli anni in cui il Boschini frequentò il Palazzo Gonzaga di Maderno che il Duca Carlo II fece costruire un androne sotterraneo, detto poi “Serraglio degli uomini” che collegava il palazzo nuovo con la “Palazzina” chiamata poi “Serraglio delle Donne”.
            E’ nel contenuto di questo libro che si viene a conoscenza che il Prof.Paolo Bertelli , dopo molte ricerche, è riuscito a rintracciare, presso la Biblioteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo forse l’unica copia esistente del prezioso volumetto di ventidue pagine che il Boschini scrisse nel 1661  in veneziano, riferentesi alle proprietà dei Gonzaga a Maderno con tutti i particolari, così intitolato “La regia terena de i dei ovvero Le delicie de Maderno –patrocinio del Serenissimo De Mantova umile tributo di Marco Boschini a quella Altezza.
            Da questo volumetto il Prof.Bertelli ha messo in evidenza molte cose interessanti,. su alcune sconosciute, altre già segnalate dallo storico Fossati, come la distruzione di due terzi del fabbricato da parte del Dott.Ghiselli che l’aveva acquistato dopo l’estinzione dei Gonzaga per la ricerca di un ipotetico tesoro.
            Quanto sopravvive ai nostri giorni, scrive il Prof.Bertelli, del complesso gonzaghesco di Maderno, benché splendido, non è che un ombra del monumentale succedersi di palazzi, palazzine, giardini, fontane e voliere che nel Seicento si configuravano come la maggiore residenza signorile dell’intero Garda.
            Fortunatamente l’attuale erede del vecchio palazzo, sig. Alessandro Gaoso, considerata l’importanza artistica ancora esistente nella parte di palazzo rimasta, sta  provvedendo al restauro di alcuni preziosi affreschi. Ricordo che al secondo piano vi è una sala che raffigura il Ratto di Ganimede, la cui foto viene. riprodotta in calce alla presente. Nel libro viene ricordato che l’edificio era di quattro piani fuori terra (più le cantine) con un’altana centrale posta al di sopra del “sitto della sala” e sormontata da un’aquila ducale in marmo.
            All’ingresso principale (allora quello verso il lago) con un portale e conci marmorei, si accedeva tramite una duplice scala a tenaglia, di fronte (verso l’attuale strada statale) vi era il giardino all’italiana   con balaustre marmoree sulle quali erano disposte statue e vasi.
            Tra i piani correvano quattro scale: una grande, due “private” ed una “lumaga” quest’ultima ancora esistente. Il palazzo era un ricettacolo di infinite stanze, logge e sale, di tal bellezza. Una descrizione più puntuale ci perviene dalle quartine di pag.10, quando il Boschini rammenta l’esistenza delle statue delle varie divinità fatte da celebri scultori. Nella fontana principale, nel mezzo del giardino, vi era una statua pregiata di Venere che zampillava acqua da ogni parte, realizzata dal noto scultore del tempo Francesco Agnesini, al quale i Gonzaga spesso si rivolgevano.
            Anche il “Serraglio” viene citato perché l’immobile che fu sempre chiamato “Palazzina”, in quel tempo, invece, era chiamato “Casino sopra il monte”... Era composto di due piani fuori terra più le cantine, con a fianco una grotta e diverse fontane alimentate da condotti sotterranei provenienti da Sernico (l’attuale frazione di Sanico). Accanto vi era una peschiera quadrata coperta di pietra viva ed una loggia su quarantaquattro colonne.




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