mercoledì 19 novembre 2014

LE VICISSITUDINI DEL PREZIOSO QUADRO DI PAOLO VENEZIANO




Come è noto questo prezioso quadro del 1300 si trova nella basilica romanica di S. Andrea a Maderno e i madernesi  l'hanno  sempre definito”La Madonna del söchèl”, senza l’intenzione di mancare di rispetto alla sacra effige, perché il cuscino verde sul quale la Madonna è seduta è simile ad una grossa zucchina.  Il quadro fu trafugato il 1° febbraio 1975 e ritrovato dopo ben 28 anni a Torino, nel gennaio 2003, presso un antiquario, grazie ad una brillante operazione dei Carabinieri. Perciò era evidente trattarsi di un furto su ordinazione. Questo fu ciò che la stampa pubblicò.
Su questo blog “Storia di Toscolano Maderno”, fra i numerosi argomenti, in  passato ho inserito anche la vicenda del trafugamento e del suo successivo ritrovamento a Torino. Per questo motivo  il 2 novembre 2014 ho ricevuto dal Dott. Umberto Pecchini, di Racconigi, Procuratore Legale dell'Associazione “Le Terre dei Savoia” (che si occupa della valorizzazione culturale e turistica  di 53 Comuni nell’ area  tra il Monviso e l’Astigiano), un' e-mail con la quale mi ha precisato di essere  stato lui a ritrovare il quadro e di averlo consegnato ai Carabinieri di Torino, dando la sua disponibilità a raccontarmi questa complicata storia e a mostrarmi i documenti in suo possesso. L’ho invitato a casa mia il 7.11.14; si è presentato con diversi documenti ufficiali e fotografie attestanti quanto da lui affermato.Il sig. Pecchini mi  ha spiegato di essere stato per decenni frequentatore di un importante antiquario di Torino presso il quale vide da sempre il quadro in questione, negli ultimi tempi custodito nella camera da letto, appoggiato sul comodino. Ammirato dalla straordinaria qualità del dipinto, Pecchini più volte gli chiese, invano, di venderglielo.
Nel 2002 l’antiquario si ammala gravemente e decide di mettere all’asta i suoi beni: ne informa in anticipo i propri clienti e così offre al Pecchini di acquistare la desiderata e preziosa tavola. La vaghezza sulla provenienza dell’opera induce Pecchini a rivolgersi preventivamente ai Carabinieri, i quali lo rassicurarono che tale quadro non risultava tra quelli trafugati: per cui decise di acquistarlo.
 Ciò nonostante Pecchini, consapevole della eccezionalità che una simile opera fosse in libera circolazione, proseguì le indagini per suo conto, anche tramite la conoscenza del Prof. Miklos Boskovits, della Biblioteca dell’Istituto Germanico di Storia dell’Arte a Firenze. Così fu scoperto che quel Paolo Veneziano era documentato, in un’antica pubblicazione, all’interno della chiesa di Sant’Andrea di Maderno. Pecchini e Boskovits decisero di informarne la Soprintendente di Brescia, Dott.ssa Dugoni, e tutta la verità fu presto ricostruita. L’opera non risultava ai Carabinieri trafugatama in realtà trattavasi di furto avvenuto intorno al 1975.
 Venuto a sapere che il quadro era di provenienza illegittima, come risulta dal verbale  25.10.2002 del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino: “il Dott. Pecchini Umberto, spontaneamente e correttamente, riconsegnava il quadro”. Il Tribunale di Torino, con sentenza del 9.12.2003, ne ordinava la definitiva restituzione al Parroco di Maderno, Don Gianfranco Mascher. La morte dell’antiquario non consentì l’individuazione delle complicità.
            Nella sua visita Pecchini mi ha raccontato altri due episodi documentati, quanto meno singolari, che lascio alla meditazione dei miei lettori. Durante un furto da “superspecialisti” subito dall’antiquario torinese, che fece scalpore a Torino, i ladri persero per le scale il dipinto della Madonna di Paolo Veneziano, senza accorgersene; così l’antiquario lo recuperò immediatamente.
Altra storia bellissima: un giorno il quadro che era sul comodino dell’antiquario scivolò da solo, e improvvisamente, sul pavimento; fu trovato per terra con un lungo e inspiegabile sfregio trasversale, poi restaurato. Lo scrittore Bongianni Grattarolo nel secolo XVI racconta in un suo libro di un altro sfregio, che si verificò quando un giocatore disperato per la perdita di una somma consistente al gioco, colpì con un coltello il quadro e dal taglio uscì del sangue.

Hanno ragione  i madernesi a ritenerlo miracoloso.

                                                                                                          ANDREA DE ROSSI








domenica 26 ottobre 2014

NOVITA' AL MUSEO DELLA CARTA





            Il 20 ottobre 2014, finalmente, è giunta un bella notizia riguardante il Museo della Carta ubicato a Toscolano-Maderno in Valle delle Cartiere, nella ex cartiera di Maina inferiore o Macalè.
La Fondazione Valle Cartiere che gestisce il museo, tempo fa, è venuta a conoscenza che la Fondazione Telecom intendeva assegnare un contributo ai “Beni invisibilI .Luoghi e maestria delle tradizioni artigianali”. Ritenendosi interessata ha partecipato a questo concorso presentando un ambizioso progetto che prevede l’attivazione di una “Scuola della carta” che oltre alla professione di cartaio, insegnerà le tecniche della rilegatura, della calligrafia e svilupperà percorsi di design ed arte che coinvolgeranno studenti di tutta Italia. La notizia ha suscitato entusiasmo non per l’ammontare del  contributo che verrà assegnato, ma soprattutto per l’apprezzamento dell’iniziativa presentata.
            Il Comitato Scientifico della Fondazione Telecom ha selezionato ben 478 richieste e solo otto sono i progetti approvati che verranno sviluppati e finanziati, fra i quali, quello presentato dalla Fondazione Valle delle Cartiere che ha per titolo:”Toscolano 1381: una carta, una storia, un futuro” che, assieme all’Associazione Calligrafica Italiana e all’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia” di Brescia hanno deciso di produrre, al museo della carta, ex cartiera di Maina inferiore carta artigianale di qualità:  tornerà quindi a fabbricare in questo luogo storico non una carta qualsiasi, ma un prodotto di pregio fatto a mano, in modeste quantità, come ha dichiarato il projet manager Filippo Cantoni, da utilizzare per scopi artistici, inviti a cerimonie,ecc.: A questo scopo è già stato individuato un partner commerciale nella Giustacchini Office Store di Brescia.  Il progetto contempla anche il ricorso a fotografia 3D, grafica Web, percorsi sensoriali.
            Questa notizia di far rivivere l’attività cartaria di un tempo nella Valle delle Cartiere mi ha colpito come cittadino di Toscolano-Maderno ma anche nei miei sentimenti familiari. Mi ha fatto affiorare ricordi lontani che mia madre mi aveva trasmesso su questa antica cartiera. Infatti  all’età di 5 anni rimase orfana del padre G.Battista De Rossi ed essendo la madre impegnata nel suo lavoro, quando fu più grandicella fu mandata dalla zia Luigia che abitava nella casetta annessa alla cartiera di Maina inferiore. La zia aveva sposato un certo Tullio Bianchi da Pisogne, il quale esercitò l’incarico di direttore della cartiera stessa per venti anni sino alla sua morte, avvenuta nel 1912.. Da mia madre ho appreso quindi tanti particolari inerenti questa antica cartiera, divenuta ora il Museo della carta, che spesso mi ritornano in mente.

                                                                                                        Andrea De Rossi


           
                                  

venerdì 24 ottobre 2014

L'OSSERVATORIO ORNITOLOGICO PASSO SPINO




            Non tutti sono a conoscenza che l’ERSAF (Ente Regionale per i servizi all’Agricoltura e alle Foreste), dal 1999 ha riattivato la storica Stazione Ornitologica situata presso il Passo di Spino, a 1165 metri di quota nel comune di Toscolano-Maderno ed è stata dedicata al fondatore Antonio Duse, noto medico di Salò che nel 1929 e fino al 1933 gestì, per primo, questa attività.
            Questo osservatorio serve per il censimento dei vari tipi di uccelli che transitano dal Passo e vengono catturati, con apposite reti disposte lungo il crinale e, dopo il loro esame, rilasciati liberi. Questa attività viene chiamata l’inanellamento. Vengono fatte le catture primaverili e autunnali, quest’ultima è stata condotta in maniera regolare dal 2000 al 2010 con oltre 3000 uccelli catturati all’anno e 100 specie diverse. Quella maggiormente catturata è il Fringuello pari al 32,3%, altre specie sono il Lucherino 16,8% ed il Pettirosso 13,9%.. Ciò consente di individuare le rotte di migrazione, i siti di riproduzione e svernamento dei diversi uccelli. Un anello metallico viene loro applicato su una zampa e riportato inciso un codice, così come la targa di un veicolo.
            Gli uccelli che vengono intrappolati in queste reti speciali vengono raccolti da personale esperto che li estrae con molta attenzione, al fine di evitare loro dei traumi. Fra le varie informazioni che vengono raccolte la prima è la specie di appartenenza, poi il sesso, l’età, la lunghezza dell’ala e del becco ed il loro peso.
            I dati raccolti vengono utilizzati per monitorare il fenomeno della migrazione.

                                                                                                            Andrea De Rossi


sabato 11 ottobre 2014

IL PARCO DEL "SERRAGLIO" A MADERNO RITORNERA' AL SUO ANTICO SPLENDORE?




Già dall’antichità questo prezioso parco era chiamato “Serraglio” perché è tutto circondato da alte mura per impedire l’accesso agli estranei. E’ il caso di ricordare la sua lunga storia. Anticamente apparteneva all’ordine dei Padri Serviti che avevano il loro convento con una piccola chiesetta in Via S.Pietro presso l’attuale villa Caprera.
Abolito il convento dei Padri Serviti dal Papa Alessandro VII nel 1656, i loro beni furono messi all’asta  nel 1659 dalla Repubblica Veneta perché se ne servisse in difesa del regno di Candia minacciato dalle armi ottomane. Passarono in proprietà alla famiglia Gonzaga, compresa, naturalmente, la palazzina diroccata del Serraglio che i Gonzaga chiamarono nei loro documenti il “casino sopra il monte”. Successivamente i Gonzaga costruirono una ardita galleria,ora interrata, che congiungeva il loro palazzo con la palazzina anche per non essere notati dalla popolazione che sapeva che lassù si svolgevano frequenti e movimentate feste.
       Da un vecchio documento ritrovato dallo storico Guido Lonati nell’archivio di Maderno  ho rilevato interessanti notizie riguardanti il ”Serraglio” di Maderno già appartenente ai Gonzaga.
         E’ risultato che, attraverso gli eredi dei Gonzaga il Serraglio è giunto in proprietà dei Monselice i quali, nel 1888 lo vendettero al suddito austriaco Rodolfo Lignet, nel periodo in cui sembrava che la Riviera non potesse vivere se non con l’aiuto economico e l’iniziativa tedesca. Ad un certo momento il Lignet iniziò a costruire un albergo a ridosso della collina, deturpando, così è scritto, il paesaggio in modo ignobile. Per questo motivo il Comm.Bianchi che risiedeva nello stabile che, in tempi recenti, è divenuto l’albergo Golfo, acquistò tutto il Serraglio, liberandolo dalla minaccia di altre manomissioni e, tra il 1906 e il 1911, procedette a pazienti restauri sotto la guida del Prof. Arturo Cozzaglio. Dopo aver abbattuto l’albergo costruito dal Lignet vi aperse viali e sentieri e rimodernò tutto il parco ripristinando le opere idrauliche predisposte dai Gonzaga utilizzando tutte le sorgenti e ponendo fontanelle settecentesche a fianco della palazzina (così fu sempre chiamata quella che un tempo era dei Padri Serviti, poi passata ai Gonzaga che la definirono il casino sopra il monte.)
          Il 26.3.1985, quando proprietario di parte del Serraglio era diventato il Comune e la ditta proprietaria del restante terreno stava costruendo la base per la realizzazione di un complesso residenziale, molto più deturpante dell’albergo costruito dal Lignet, una grande frana si staccò dal sovrastante terreno mettendo in serio pericolo le sottostanti abitazioni.
         Sistemata la frana, con la costruzione di un possente muro di sostegno, si continuò a costruire il grandioso complesso residenziale  fino a completarlo come lo si può vedere dalla piazza.
         Il parco, (nel quale il pubblico può entrare liberamente) nel frattempo fu abbandonato. Qualche anno fa gli alberi del parco furono sistemati e questa estate è stato organizzato un campo internazionale di giovani dalla Lega Ambiente per ripulirlo.  In questi giorni (ottobre 2014) un gruppo di volenterosi, appoggiati dall’Amministrazione comunale, ha iniziato un tentativo di coinvolgimento della popolazione per il suo recupero con l’intento di ridargli il volto di un tempo
Per valorizzare questa nuova iniziativa domenica 12 ottobre 2014, su proposta del Comune e delle associazioni Nordic Walking Alto Garda Bresciano e Valle Sabbia, Legambiente, Avis di Salò e 04 agar Gruppo Arcieri, era prevista una festa con offerta di piatti tipici offerti dai ristoranti locali, il tutto accompagnato da musica. (Festa rimandata causa maltempo a data da destinarsi.)  Lunedì sera, invece, si terrà all’ex palazzo Municipale nella sala Fossati un incontro con la Fondazione del Castello di Padernello, con l’intenzione di seguire il loro splendido esempio di  recupero di un castello che era ormai in rovina, simbolo di rinascita culturale e turistica.
                                                                  
                                    Andrea De Rossi

martedì 15 luglio 2014

PERSONAGGI CURIOSI E ILLUSTRI DI GAINO



Fra le numerose ed interessanti pubblicazioni di storia locale, lo storico toscolanese Avv. Donato Fossati, discendente di una delle famiglie più in vista della riviera, nato a Toscolano il 6.10.1870 e morto a Salò il 14.8.1949, pubblicò anche due volumi riguardanti “Storie e leggende”. Durante la sua carriera rivestì numerose cariche pubbliche e per ultima quella di Sindaco di Salò, dal 1945 al 1946.
Nel vol.I°, fra le altre, vi è compresa la storia dell’astrologo di Gaino che lo stesso Fossati ebbe la possibilità di conoscere in quanto frequentava a Gaino una casa di amici, denominata “Selve” perché anticamente era circondata da boschi di conifere. La stessa casa, nell’800 era appartenuta al colonnello Pietro Grisetti, reduce dalle campagne napoleoniche a fianco di Gioachino Murat e poi affiliato alla carbonerie. In questa villa ospitale conobbe anche artigiani e contadini dai quali apprese varie vicende familiari, avvenimenti del passato e giudizi su persone e fatti. In particolare il Fossati si sofferma su quella di Giacomo Zucchelli, da tutti chiamato “astrologo”.
Giacomo Zucchelli, sessantenne, dimorante in un  abituro (bugigattolo) appollaiato su un dosso al di sopra della frazione di Cussaga, reminescenza longobarda da Cuz (prestazione agraria) dove lavorava un po’ di magra terra bastevole alla sua esistenza; aveva militato in gioventù nella Guardia di Finanza quando questo corpo era inviso alle popolazioni, (i militari erano chiamati spadasì). Aveva l’ingrato compito di reprimere il contrabbando esercitato su larga scala in Riviera da dove i contrabbandieri due volte la settimana in poche ore, sorpassata la montagna di Vesta allora linea di confine con l’Austria e calati a Bollone in Valle di Vestino, ritornavano carichi di tabacco, di zucchero e specialmente di alcool, che con rilevante lucro rivendevano ai produttori d’acqua di cedro.. Era scapolo, vegeto e arzillo il vecchio milite della foresta, pronto di favella e arguto filosofo nei giorni di buona luna, ma in altri si sentiva colombrio, così si esprimeva,voleva dire imbronciato, taciturno e in preda a melanconia e allora rimaneva tappato in casa; aveva la passione o meglio la mania della scienza astronomica e la testa rimpinzata di empirismi, di formule e di cabale e dalla osservazione delle stelle alla quale si dedicava ogni notte serena anche d’inverno sedendo sul tetto della casa, munito di un cannocchiale  dell’epoca di Galileo, strologava, secondo la sua espressione, il tempo e gli uomini, voleva dire che prediceva le vicende atmosferiche e prevedeva le fortune e i malanni delle famiglie dei mortali: astronomo dunque e astrologo.
Molti si facevano giuoco del buon Zucchelli, ma altri prendevano per buona moneta le sue stravaganti profezie esposte con serietà e convinzione tra un viluppo di frasi e di parole o misteriose o incomprensibili: diceva che la sua migliore confidente era la luna sempre arrendevole e compiacente che le stelle parlavano al suo orecchio fischiando, che gli astri non sempre rispondevano e altre consimili scioccherie, ma non si apriva intorno ai suoi metodi per interpretare le varie fischiate, le confidenze e gli atteggiamenti benevoli od ostili delle sue divinità celesti, riluttante sempre a dare l’oroscopo del Fossati, quando un giorno finalmente lo prese  in disparte e, a voce bassa, gli comunicò che Giove ripetutamente interpellato non aveva mai risposto e che Venere sgarbata e iraconda l’aveva coperto di contumelie parecchie volte, che però da altre captazioni aveva assodato che avrebbe avuto vita lunga, carriera politica, sfortuna in amore, disgrazie nella famiglia e molti figli.
Era un pazzoide sempre tranquillo e innocuo il povero solitario astrologo, né il manicomio lo prese, come molti prevedevano, morì ai settant’anni in una rigida primavera, di polmonite doppia, vittima delle sue veglie notturne, sereno e rassegnato, persuaso di salire a tener compagnia ai profeti suoi predecessori e di meritare il premio del Paradiso.
Lo stesso Fossati ricorda però che Gaino diede i natali anche a personaggi che si resero notevoli anche nel campo degli studi, fra i quali ricorda il Prof. Don Giuseppe Avanzini(1753-1827) docente all’Università di Padova e matematico illustre, due altri omonimi Michele del secolo XVII e Filippo noto bibliotecario a Padova nel XVIII secolo, i Conti Delay ambasciatori, scrittori, amici di imperatori oltreché industriali intraprendenti, i due Cristoforo Pilati protonotario (uno dei 7 grandi ufficiali del Regno di Sicilia e primo Segretario del Re) e visitatore apostolico il primo, amico di S.Carlo Borromeo e naturalista-geologo il secondo, morto in Brescia nel 1805, Sansoni Bortolo latinista, oratore, scrittore e distinto pittore, il Prof .Pietro Zaniboni docente a Padova e romanziere, il Dr. Prof. Gio Battista Salvadori medico chirurgo (1853-1928), il Ten.Gen.le Gazzurelli (1837-1914) noto per la sua campagna d’Africa e da ultimo  il Prof.Ferruccio Zaniboni, figlio del precedente, insegnante di lettere al liceo classico di Brescia, poeta e fine
scrittore.

scrittore.

martedì 8 luglio 2014

UN TUFFO NEL PASSATO DI MADERNO



Nel corso dei secoli tutto, o quasi, è cambiato. Il nostro modo di vivere, le nostre abitudini, e la maniera di affrontare i problemi economici ed amministrativi.
Per rendersene conto è abbastanza consultare i documenti dell’archivio storico del comunedi Maderno relativi al periodo dal XV al XVIII secolo, che lo storico Guido Lonati trascrisse su un volume edito nel 1927 per rendersi conto in che modo venivano risolti allora i problemi del comune. Dal 1400 al 1800 ho scelto le più interessanti disposizioni emanate dal comune di Maderno, fra le quali ve ne sono alcune strane e curiose, che non sarebbero certo applicabili al giorno d’oggi da parte di una Amministrazione pubblica.
            Iniziamo quindi dal 1469:
1469    Il paese era allora eminentemente agricolo. Tanto è vero che durante la vendemmia si dava la licenza al Vicario (Giudice) di sospendere le udienze al banco civile. Era in vigore il divieto di cominciare il raccolto dell’uva prima dell’8 settembre;
17.8.1469  Viene introdotta la festa di S.Bernardo con pene varie per gli inadempienti.
Analoghe sanzioni venivano applicate a chi non rispettasse la festa dei SS.Sebastiano, Rocco, Pietro Martire e Antonio da Padova, dei sette Fratelli, dI S.Giuseppe, del Nome di Gesù, nel primo giovedì di maggio, del Venerdì Santo, diS.Macario e della Santa Croce;
5.4.1470    I forestieri possono venir accusati senza bisogno di prova o testimonianza, dietrosemplice giuramento di un originario;
24.6.1476  Che le meretrici vengano espulse da Maderno;
17.6.1480  Che ogni abitante possa, dietro giuramento, accusare chi vìola il riposo festivo;
19.7.1495  Dono di una colonna della Parrocchiale (Basilica romanica) ai monaci di S.Pietro
Martire (ancora esistente a Villa Caprera);
2.7.1497    Che sia edificato un ponte in muratura sul fiume tra Maderno e Toscolano;
22.4.1522  Si sanzionavano delle pene severe per chi non intervenisse alle rogazioni;
11.3.1554  Che al Monastero di S.Caterina sia versato il livello di olio per il fondo di Vesegna;
26.5.1560  Che venga costruito sui monti una casa di ragione pubblica per ripararvi e custodirvi
il bestiame (a S.Urbano);
1.5.1568    Che venga riparata la chiesa di S.Urbano per le rogazioni;
4.7.1574    Elezione di due persone, una per suonar le campane in occasione del maltempo, e
l’altra ad espellere i cani dalla chiesa;
17.4.1575  Che avanti all’arca di S.Ercolano arda in perpetuo una lampada;
16.1.1606  Che venga concesso ad un eremita di ritirarsi presso la chiesetta di S.Martino;
28.10.1606 Progetto di costruire un canale d’acqua per uso del Duca di Mantova;
16.8.1610  Che sia collocato un leone in pietra nella colonna in piazza;
25.9.1611  Che venga fatta la pala nella chiesa di S.Urbano;
3.3.1613    Che venga costruita una “quadrata” (banchina) davanti alla colonna di S.Marco per
la difesa delle acque e per il carico e scarico delle merci;
6.6.1614 Regalo di 6 zucchette di acqua odorifera e 6 vasetti di canditi di zucchero al Provv.
Gen.le Antonio Priuli;
7.4.1619    Supplica dei frati di S.Pietro Martire per avere materiale da fabbrica. Suppliche analoghe si incontrano numerosissime e si omettono per non annoiare;
31
13.8.1634   Vengono messe guardie per dar l’allarme in caso di assalto dei banditi; erano tenuti aprestar la guardia i capi famiglia tanto maschi che femmine (28.7.1652) poi i soli maschi (17.3.1659);
1635          Giorgio Cobelli (costruttore del palazzo Gonzaga) lasciava L.1300 per i poveri e 200 per la zucata del fiume;
18.2.1638   Riparazioni al ponte levatoio del portone;
16.1.1689   Per allontanare l’ira divina si inoltrava supplica al Provveditore perché proibisse le
feste pubbliche, cause inevitabili di scandali;
8.7.1728    Sistemazione della strada del Rovinato col concorso dei comuni di Toscolano,Gargnano, Tremosine e Limone;
10.8.1753  Che venga purificata la terra dai molti vagabondi che vi sono;
14.5.1783  Dono di una pianta di gelso da destinarsi alla fabbrica della parrocchiale. Allo scopo suddetto vien assegnato il frutto del podere del Dos del Fo (faggio);
11.9.1791  Vien concessa a Ercole Setti l’uccellanda sui monti comunali di Pura dietro obbligodi far celebrare due messe annue pel benessere del Comune;
6.12.1795  Condanna data a Pietro Alberti di pagar come multa una barca di pietra (s’intende colma di pietre) da destinare alla fabbrica della chiesa;
11.6.1797  Cristoforo Benamati presta del denaro al Comune per versarlo ai francesi eacquistare foraggio da fornire ai medesimi;
11.8.1800  Incanto dell’uccellanda del Monte Spino col 12% per la chiesa;
23.12.1801 Che le funzioni religiose comincino dopo l’aurora e finiscano prima del tramonto;
29.12.1802 Che venga proibita la festa detta della “Stella” o “Capanna” perché occasione di
scandalo.

Tutto questo avveniva alcuni secoli fa, ma ci siamo scordati che nella prima metà del 1900 anche nei nostri paesi esistevano i “famèi”? Chi erano costoro? Il nome deriva dal Latino “famulus” cioè servo, domestico, aiutante. I “famei” erano quei ragazzi, di giovane età, che venivano “ prestati” per collaborare in attività prevalentemente agricole ad altra famiglia benestante del paese o di un altro vicino. Dovevano mungere le mucche, portare il latte a destinazione, pascolare le capre, governare le galline, pulire la stalla. In cambio era assicurato loro il vitto e l’alloggio e, qualche volta, un modesto compenso in denaro. In questo modo le famiglie a cui appartenevano avevano una bocca in meno da sfamare. Il prezzo per loro era però molto alto.
Distacco dalla famiglia, umiliazioni e, qualche volta, maltrattamenti. Fortunatamente ora questa condizione è sparita! Usando termini attuali questa specie di “collaborazione” si dovrebbe chiamare semischiavitù.


                                                                                   ANDREA DE ROSSI

martedì 1 luglio 2014

ALFREDO CATALANI A MADERNO ALLA FINE DELL'800



Il celebre musicista e compositore ALFREDO CATALANI, nato a Lucca nel 1854 e morto a Milano nel 1893, era affetto da tisi come lo furono il fratello e la sorella, per cui negli ultimi anni della sua vita venne a Maderno per due anni successivi per ragioni di salute. Fu ospite nell’antica Farmacia Podestini che in quel tempo era ubicata di fronte all’ex macelleria Vassalini in Via Benamati, come afferma Guido Lonati nel suo volume la Pieve ed il comune di Maderno. Le sue opere teatrali furono ELDA rappresentata a Torino nel 1880. Seguirono DEJANICE, EDMEA, LORELEY e WALLY (1892). Queste due ultime le ha certamente elaborate a Maderno, quando veniva per curare la sua malferma salute. Catalani, in punto di morte, raccomandò la sua Wally, ad Arturo Toscanini perché ne avesse cura. Toscanini diede perfino il nome di Wally ad una delle sue figlie.

                                                                          ANDREA DE ROSSI