martedì 24 dicembre 2013

Attività lavorative locali scomparse: LA FABBRICA DEL GHIACCIO



Fino agli anni sessanta del secolo scorso, ha funzionato al promontorio di Maderno, vicino alla chiesetta dell'Immacolata, una fabbrica di ghiaccio gestita personalmente dal sig. Cesare Bonaspetti. Le stecche di ghiaccio prodotte, unitamente alle bibite, la cui attività era invece gestita dal fratello rag.Giovanni, erano consegnate a domicilio, inizialmente con carro trainato da animali, successivamente  con automezzi. La consegna avveniva tagliando la stecca di ghiaccio con la scure, nella misura richiesta dal cliente. Pagato il corrispettivo, il cliente avvolgeva parte della stecca in un panno di lana e lo portava nella ghiacciaia di casa.
Poi l'estendersi dei frigoriferi nelle abitazioni decretò la fine di questa antica attività.

                                                                                                    Andrea De Rossi

sabato 21 dicembre 2013

Attività lavorative locali scomparse: OFFICINE E FERRIERE



Intorno al ‘400 nella valle delle Camerate la famiglia De-Cameratis gestiva officine per la lavorazione del ferro e del rame, sfruttando la forza motrice idraulica del torrente Toscolano e l’enorme quantità di carbone prodotto nei nostri monti: alcune officine erano ubicate alle Camerate, altre più a nord ed altre ancora in località Covoli. Producevano attrezzi agricoli, ferri da taglio e chiodi di svariate dimensioni. La materia prima proveniva dalle valli vicine. Nel secolo successivo la famiglia De-Cameratis si trasferì a Desenzano e il suo posto fu occupato dalla famiglia Assandri di Gaino, soprannominata Delay la quale sviluppò quest’attività creando fonderie e magli per la costruzione di bombarde, ancore e catene che venivano fornite alla flotta veneziana. Ebbe palazzi a Brescia, mentre a Toscolano costruì un palazzo al porto.   Il sig. Tonoli continuò l’attività dei Delay. Dopo il 1750 divennero proprietari i Bottura di Gardone R. e, successivamente, tramutatesi in chioderie, passarono ai Visintini. Con l’avanzare della grande industria meccanica queste furono sopraffatte e dovettero soccombere alla concorrenza.

                                                                              Andrea De Rossi





Attività locali scomparse: IL MAGLIFICIO






Verso la fine dell’ultima guerra (1940-45) ebbe inizio a Maderno l’attività del maglificio Butturini-Sardelli, che divenne specializzato in confezioni per neonati contraddistinte dal marchio “Babys Tricot”.
Nei primi tempi ebbe sede provvisoria in un garage di Via Roma (dove si trova ora l’Hotel Bel Soggiorno) poi, dopo aver costruito un apposito opificio sul promontorio di Maderno in località “Bolsem”, si sviluppò ulteriormente, tanto che la manodopera impiegata passò da alcune decine ad un paio di centinaio di dipendenti. Negli anni cinquanta del ‘900 divenne proprietario il sig. Bertuetti e si trasformò nella società Maglificio di Maderno. Dopo aver proseguito attivamente la sua attività, verso la fine del ‘900 iniziò un periodo di crisi  e nel 2004 l’attività venne trasferita altrove. Nel 2011 l’edificio fu completamente demolito per far posto ad alcuni condomini.

                                                                             Andrea De Rossi

Attività locali scomparse: DISTILLERIE










Questa fu un’attività collegata direttamente alla produzione di cedri, che venivano coltivati insieme ai limoni. A proposito di cedri il Solitro nel suo libro “Benaco” del 1897 ci ricorda di aver visto nei giardini di Maderno cedri di meravigliosa grandezza con un perimetro di circa 35 cm ed un’altezza di sedici e del peso di circa 2 Kg.
Risulta che a Maderno nei primi anni del Novecento, queste attività erano gestite – in forma artigianale – dalla Ditta Podestini (che possedeva anche la Farmacia) e da Antonio e F.lli Boschetti, nonché da Attilio Battaini. A Toscolano, invece,v i erano i fratelli Villa, Venanzio Rodolfi, Tonoli e F.lli Avanzini. Questi nominativi compaiono sugli annuari dell’epoca. Con il progressivo abbandono delle limonaie anche queste distillerie cessarono per la mancanza di materia prima.
L’ultima distilleria, verso la metà del ‘900, fu gestita dal cav, Attilio Battaini, lo stesso che per diversi anni gestì la Locanda Frasca, divenuta poi albergo Bologna.

                                                                                   Andrea De Rossi
                                                                                      

Attività lavorative locali scomparse: CONCERIA PELLAMI





All’inizio dell’Ottocento, o forse anche prima, sulla destra del torrente Toscolano,in  territorio di Maderno (ex via Mulini divenuta via Bellini) funzionò una conceria di pellami che diede poi il nome di “Garbaria” a questa zona. Ritengo che tale nome derivi dalla parola tedesca Gerberei che significa appunto conceria di pelli e che tale attività sia stata gestita da una a persona di nazionalità tedesca e quindi la parola sia stata poi italianizzata. Ora in questo edificio vi è un frantoio oleario della ditta eredi Bonaspetti Carlo; alcuni anni fa durante alcuni lavori di ristrutturazione furono ritrovate alcune vasche sepolte contenenti un liquido scuro.
Da una pubblicazione in materia ho appreso che le materie prime che venivano usate in quel tempo per la concia del pellame erano la calce e le cortecce di quercia e di abete nonché la vallonea (varietà di quercia  esistente anche in loco ) le cui ghiande contengono molto tannino.

                                                                                                                Andrea De Rossi




venerdì 20 dicembre 2013

Attività locali scomparse: LE CALCHERE

 Erano forni a forma di botte costruiti con pietre inserite nel terreno fino a metà con dimensioni di circa 3-5 metri di diametro e 2.4 di altezza, e servivano per produrre la calce necessaria all’edilizia. Sotto si scavava una fossa per porre la legna da riscaldare il forno, mentre sopra vi era una base di appoggio per deporvi la pietra calcare da cuocere. Il tutto veniva ricoperto da rocce o zolle di terra. Per ottenere la calce il fuoco doveva raggiungere una temperatura di 900 gradi ed era necessaria una settimana per ottenere il risultato. La pietra calcificata, dopo essere stata estratta ancora intera dal forno, ma con un peso dimezzato, veniva posta in una buca e spenta con l’acqua. Un procedimento che portava la calce in ebollizione a circa 400 gradi, polverizzandola e rendendola pronta all’uso. Questi forni venivano costruiti vicini ad una strada allo scopo di facilitare il trasporto sul posto delle rocce calcaree necessarie per ottenere la calce.
Le calchere, o fornaci sono ora scomparse. Nella foto si possono vedere i resti di una antica fornace che si trova a Maderno, nei prati di San Martino,sulla strada che conduce a Maina. Altre ne esistono presso la Rocca di Sanico ed in località “Piardel de la cesa”+
Queste opere architettoniche rurali antiche avremmo il dovere di conservarle e consegnarle nei migliori dei modi alle future generazioni in modo che le nostre tradizioni non si perdano nel tempo..
                                                                                           Andrea De Rossi


lunedì 25 novembre 2013

M.A.S. NEL GOLFO DI MADERNO NEL 1918

Quella grossa boa circolare rivestita in ferro, già sprofondata e recuperata negli anni settanta del ‘900 dal fondo del lago nel golfo di Maderno, è strettamente collegata con un avvenimento della Iª guerra mondiale. Fu posta nel 1918 a cura della Marina Militare per ormeggiare i tre M.A.S. (Motobarca Armata Silurante) giunti sul Garda nell'ultimo anno di guerra a difesa di attacchi nemici.
   Fu proprio in quell'anno che il Comando Flottiglia del Garda con sede a Peschiera fu trasferito a Maderno e precisamente nella casa Hell in Via Roma, fabbricato situato fra l'attuale Albergo Bel Soggiorno e la casa Dubbini, sulla facciata del quale fino ad alcuni decenni fa si potevano osservare diverse decorazioni riproducenti stemmi e motti della Marina Militare.
   E' stata pubblicata nell'agosto 1981 sulla rivista "Storia illustrata" e su "Bresciaoggi" un’interessante fotografia dalla quale si possono vedere appunto i tre MAS "203", "17" e "12" ormeggiati il 4 ottobre 1918 nel golfo di Maderno, a lato della chiesa parrocchiale.
   Si deve ricordare che, essendo prossimi al confine,  tutta la  zona si poteva considerare di prima linea. Prima dell'arrivo dei MAS furono requisiti dalla R.Marina, ed armati, due piroscafi ad elica il "Garda" ed il "Mincio" che si concentrarono nella baia di Sogno (sulla sponda veronese a nord di Cassone) non lontani dal forte Trimelone posto sull'isola omonima, dove fu posta anche una rete di protezione da eventuali sommergibili, lunga circa 400 metri. Successivamente altri sette battelli, fra cui "Angelo Emo", "Italia" e "Zanardelli" furono requisiti ed armati con cannoni e mitragliatrici leggere.
   Il 21 Febbraio 1916 vi fu anche un'incursione da parte d’aerei austriaci su alcune località della riviera. Furono sganciate alcune bombe su Desenzano che provocarono due morti e sette feriti, a Salò un decesso, mentre quelle lanciate su Sirmione, Fasano e Gargnano non provocarono perdite. Furono proprio i MAS “203” e “12” che il 3 novembre 1918, alla vigilia dell'armistizio, sbarcarono a Riva  con due plotoni di marinai i quali, dopo sporadici colpi di fucileria, occuparono la cittadina trentina. I MAS era comandati dal Ten. di Vascello Carlo Orlando, unitamente ad una Lancia della Guardia di Finanza. Gli stessi M.A.S., come ha scritto Salvatore Lattarulo su “Bresciaoggi” del 2.8.1981 furono protagonisti nella notte dal 4 al 5 maggio 1918 dell’assalto all’impianto elettrico a sud. di Torbole (funzionante per alimentare i proiettori) distruggendolo parzialmente. In altre operazioni notturne i motoscafi sbarcarono sulla costa nemica, per recuperare successivamente, alcuni informatori.
                                                                                                          Andrea De Rossi
 1.08.2011