giovedì 3 novembre 2016

L'ANTICO GIOCO ROMANO





Nonostante il tempo ed i video games abbiano cancellato il ricordo di tanti giochi di società legati ad un'altra epoca, ve ne sono ancora alcuni che continuano ad essere praticati fra persone di una certa età.
      A Toscolano-Maderno, in alcuni comuni limitrofi e a Brescia è senza dubbio da ricordare il "Gioco romano". Il nome però è quasi sconosciuto a chi lo pratica perchè in dialetto Tosco-Madernese è chiamato "Le cartèle", nel vicino comune di Gargnano "El Fuff", e a Brescia "El Lutì".      
      Si tratta di una normale tombola- praticata quasi esclusivamente da donne e bambini - con 90 numeri contrassegnati da simboli, composta da una cartella principale detta "el cartilù" sulla quale vengono poste le pedine, "i bulì" che vengono estratti da una incaricata chiamata "chèla che tìra sö" da un sacchetto di tela "el sachèt", ben controllato dalle altre partecipanti affinchè non commetta irregolarità. Gli altri giocatori tengono  una o più cartellette (dette "cartèle" dalle quali deriva appunto il nome del gioco) con riprodotti gli stessi simboli, (quindici per ogni cartelletta) ma posti in ordine sparso. Ad ogni estrazione il giocatore appone sul simbolo, ammesso che gli risulti sulla sua cartelletta, un indicatore che ora può essere una moneta ma che cinquant'anni fa era  un bottone, un fagiolo o altro . Il primo che si accorge che gli manca ancora un simbolo per completare la sua cartella deve pronunciare ad alta voce:"ne manca ü" (ne manca uno) in modo che tutti gli altri possano controllare attentamente le loro cartelle ed eventualmente chiedere all'incaricata se per caso alcuni simboli loro mancanti siano stati già estratti. E' questo un momento di "suspence" perchè può capitare che qualche altro abbia, per distrazione,inconsapevolmente già completato la propria cartella divenendo così il vincitore. Quello quindi che completa per primo la "cartèla", diventa il vincitore assoluto, salva la facoltà degli altri di controllarne la veridicità.Durante il gioco l'incaricata viene più volte sollecitata a chiudere il sacchetto e quindi ad agitarlo per evitare imbrogli con la caratteristica parola dialettale:"vulta le bale nel sachèt" (mescola le pedine nel sacchetto)     .
      Il monte premi, così come viene chiamato oggi, è il totale delle somme versate  per ogni cartelletta il cui importo viene stabilito prima dell'inizio della partita(generalmente limitate ad alcune centinaia di lire).
      La rappresentazione grafica dei simboli è assai semplice e un pò rozza e dimostra la loro antica origine in quanto legati ad una società semplice, prevalentemente contadina con i suoi attrezzi, i suoi animali domestici e oggetti di uso quotidiano. Con il passar del tempo alcuni simboli hanno subìto delle evoluzioni o s'è perduto il loro significato originario per cui sono stati sostituiti o modificati. Per esempio il n.15 che rappresentava un parallelepipedo esagonale chiamato "le spolverì" è stato sostituito dal disegno di una clessidra.
  . La caratteristica del gioco è di non citare mai il numero estratto ma solo ed esclusivamente i nomi dei simboli molti dei quali, superati dal tempo, sono ormai indecifrabili per cui la descrizione, sempre in dialetto, è affidata alla fantastica interpretazione dell'incaricata, scelta generalmente tra una delle partecipanti  più spiritose e svelte (almeno a Toscolano-Maderno), per rendere più divertente il gioco.  Gli  stessi simboli inoltre assumono valenze diverse  a secondo della  località dove si pratica il gioco e del corrispondente dialetto locale.    Fino ad alcuni decenni, durante la stagione invernale, si svolgeva, generalmente di domenica, in qualche grande cucina mentre durante la bella stagione addirittura nei cortili o nelle strade  allora non  certamente trafficate come oggi. Ora  le partecipanti si radunano in  appositi locali presso il Centro Sociale di Maderno, nella frazione di Gaino o presso l'Oratorio Femminile di Toscolano, o in case private.
      Poichè, come si è detto, le partecipanti sono esclusivamente donne, vien da sè pensare che questo gioco sia nato in contrapposizione alla tenace abitudine degli uomini di frequentare le osterie per giocare a carte o alla mora e di lasciare le donne a casa per le faccende domestiche
      A proposito delle antiche cartelle del "Fuff" Erminia Bocchio sulla rivista AB ( n.6 Primavera 1986) ha pubblicato un articolo assai interessante.
      A Gargnano il "Fuff", che in dialetto locale significa "chiocciola o lumaca” che è rappresentata nella casella n.83, dalla quale ha preso il nome, si gioca ancora in piazza durante le manifestazioni estive. L'autrice ritiene che le origini del gioco siano da ricercare nel "Biribissi", detto anche gioco romano portato a Gargnano dai Veneziani al tempo della Magnifica Patria (1426-1797). Composto da 64 immagini, era molto diffuso nel '700 ma era stato poi vietato in quanto considerato d'azzardo.
      Molto divertente è la presentazione del gioco del FUFF,che si è tenuta a Villa di Gargnano nel Ferragosto 1999,da parte di Doriano Gaspari, che riporto qui di seguito
      En piasa de Villa a feragost se fa la tombola
            I foresti e la zet del posto
      La sera dopo aver cumprà le cartele
            I jaspeta el Giacomino che el töl sö i numer...
      La sciopana....
            La ribeba....
      E la zet la taca a rider....
            Cöl de deter....
      Cöl de föra....
            Fasöi che va per tera....
      Zet che dis la sò....
            Ghe en po de confisiù....
      Ambo e terno....
            Pasta e söcher....
      Se ves en pò de töt....
            Che cul la fat terno amo na volta!
      Tombola!
            Te sete usar en mes a la zet.
      Che cul,che furtüna....
            E i va dal Giacomino a tör cöl che i-ja ves....
      E i turna a cà cuntec d’aver zugà al Fuff a Vila.
     
      Lo stesso Doriano Gaspari, confermando che il Giuoco romano o della Pissotta è di origine veneta, datato 1700 circa, conferma che originariamente era formato solamente da 64 numeri e simboli. Questi ultimi, in origine, erano molto importanti perchè all’epoca molte persone non sapevano leggere.

      Rispetto al "Biribissi" originario il gioco attuale ed alcune figure hanno subìto alcune modifiche mentre altre, come la carrozza, l'oca, l'uomo del tiro e l'arrotino sono state eliminate e sostituite con attrezzi  da lavoro o utensili domestici, per cui solo 31 degli attuali simboli sono originali; tutti gli altri  hanno subìto delle modifiche ed alcuni sono stati rielaborati in chiave moderna. L'unico simbolo che nel "Fuff" è  stato completamente sostituito è il n.63 detto "la bèla".Nell'edizione Tosco-Madernese  questo simbolo è  rappresentato da una specie di piramide mentre in quello  di Gargnano è disegnata una veduta di un golfo chiamata "la bèla vidìa." Ritengo però che le poche figure rielaborate in senso moderno nel "Fuff, abbiano perso parte della loro antica identità.

      Poche parole per quello che si pratica a Brescia, denominato “El lutì”(piccolo lotto),"zöc bresà de na olta" (gioco bresciano di una volta) il quale riproduce esattamente tutti i simboli delle "cartèle" e del "Fuff" salvo il n.89  che è  lo scacciapensieri    ("la ribéba")   completamente sostituito con un ago. (Edizioni La Guidina-Brescia)   .
      Esaminiamo ora i 90 simboli contenuti nel cartellone.
     



IN ITALIANO
IN DIALETTO TOSCO-MADERNESE
IN DIALETTO GARGNANESE
IN DIALETTO BRESCIANO
1
il mondo
el mondo ü
el mondo
el mond
2
il sole
el sul
el sul
el sul
3
la luna
la lüna
la mèsalüna
la lüna
4
le stelle
le stèle
le stèle
le stèle
5
l’uomo con la freccia
el frisér o el püti che tra
l’angelì de le frise
el tir con l’arco
6
il cranio
la bèla dintì
la morte
la crapa
7
le spade
le spade
le spade
le spade
8
il martello
el martèl
el martèl
el martèl
9
il cesto del pane
el pa
el pa
el pa
10
l’uomo con la gerla
l’òm del sèrlo
l’òm del pà
el zerlòt
11
la tenaglia
la tenàia
la tenàia
la tenàia
12
la bottiglia
la bòssa
la bòssa
la bròca
13
l’anfora
el càncher
el càncher
el vas
14
il palazzo
el palàss         
el palàss         
el castèl
15
parallelepipedo esagonale chiamato clessidra
le spolverì
le spolvrì
el tèrmen
16
il tamburo
el tàmbüro
el tàmbüro
el tàmbür
17
il cane
el ca
el ca
el ca
18
il cappello
el capèl
el capèl
el capèl
19
il tabernacolo                                          
chèl de deter
el lisùr de déter o cöl de deter
el Signur de dènter
20
portafrutta interpretato come un osso
l’òss
l’òss
el portafröt
21
l’anello
l’anèl
l’anèl
l’anèl
22
una pentola sul fuoco
la pignàta söl föc
la pignàta che boi
el stignàt
23
un uomo che sta spiccando un salto
le spica salti
le spica salti
el contadì
24
il gambero
el gàmber
el gàmber
el gàmber
25
l’ostrica
l’ostrega
l’ostrega
la conchiglia
26
il grappolo d’uva
l’oa
l’oa
l’ùa
27
la pianta
la pianta
la pianta
la pianta
28
la chiave
la ciàf
la ciàf
la ciàf
29
la graticola
la gradèla
la gradèla
la gradesèla
30
il serpente marino
el bisù
el serpentù
el drac
31
la barca
la barca
la barca
la barca
32
la sirena
la sirena con le gambe en mà
la s’ciopàna
la sirena
33
il melone
el milù
el melù
la söca
34
calamaio con la penna
el calamàr con la pèna
el calamàr con la pèna
el calamàr
35
l’ostensorio                                                
chèl de föra
el lisùr de föra o cöl de föra
el Signur de föra
36
la sedia
la scàgna
la scàgna
la scàgna
37
uomo con vanga e forca
el vanghì o l’om che vanga
el vanghì o l’om che vanga
el cordàt
38
quattro dadi
i dadi
i dadi
i dadi
39
le forbici
la fòrbés
la fòrbés
la fòrbés
40
il leone
el liù
el liù
el liù
41
il mastello
la bréta
la mastèla
el sòi
42
il libro
el lìbèr
el lìbèr
el lìbèr
43
la campana
la campàna
la campàna
la campàna
44
l’arco con la freccia 
le frise
la frisa
l’arco
45
il soffietto
el sofièt
el sofièt
el sofièt
46
il compasso
el compàs
el compàs
el compàs
47
la torre
la tòr
la tòr
la tòr
48
il bicchiere
el bicér
el bicér
el calice
49
uomo che porta sulla testa un vetro o un’asse
chèl dei vetri o vedriaro
chèl dei vetri o vedriaro
el fornér
50
il cavallo
el cavàl
el cavàl
el caàl
51
la sega
la séga
la séga
la ràsega
52
la ruota
la röa
la röa
la röda
53
il gambale
el gambàl
le stivàl
el gambàl
54
l’uomo che spacca la legna
le s’ciàpa soc 
le s’ciàpa soc
el frér
55
il cuore
el cör dela nina pòci
el cör
el cör
56
il serpente
la bìsa
la bìsa
el sèrpent
57
la scure
el sügürèt
el sügherèt
el segür
58
il melograno
el pom granà o el gramègn
el gramagn
el pomgranàt
59
la stella
la stèla
la stèla
la stèla
60
lo scorpione
lè scarfiù
lè scarfiù
el scorpiù
61
la scopina
la scùa
le scuì
la scùa
62
l’uomo che ripara le sedie
lè scagnì
lè scagnì
el scagnì
63
la piramide?
la bèla 
la bèla vidìa
el formài
64
la farfalla
el barbèl o la farfala   
el barbèl o la farfala   
la barbèla
65
la rosa
la rösa
la rösa
la rösa
66
la scala
la scàla          
la scalèta
el scàlèt
67
il gallo
el gàl
el gàl
el gàl
68
la trappola per topi
la tràpola
la tràpola
el pòs
69
due pere
i pér
i pér
i pér
70
il mortaio
el pèsta sal o el pèsta gnoc
el pèsta sal o el pèsta gnoc
el pestèl
71
l’uccello
l’ozèl
l’usèl
el papagàl
72
il rospo
el sàt
el sàt
el ranàbòtol
73
il ponte
el pùt
el pùt
el pònt
74
lo zufolo
el sìfol          
el sübiöl
el sìfol
75
la cesta
la cavagna o el cavagnì
el sistèl
el caàgn
76
l’accetta
la fiochèla
la fiochèla
la fiòca
77
la brocca
el bocàl
el bocàl
el bocàl
78
gli occhiali
i öciài
i öciài
i öciài
79
il bariletto
el vesòl
la bot
la vèsa
80
il gatto
el gàt
el gàt
el gàt
81
casetta
l’osterìa
l’osterìa
l’osterìa
82
il frate
el puòrì
el frà
el romét
83
la lumaca o chiocciola 
la lümàga
el fuff
la lömàga
84
la zucca
la söca
la söca
la söca dell’acqua
85
la chitarra
la chitàra
la chitàra
la chitàra
86
il ragno
el ràgn
el ràgn
el ràgn
87
il pettine
el pèten
el pèten
el pèten
88
il corno
el còrégn
el còrno
el còrégn
89
lo scacciapensieri
la ribéba
la ribéba
la ücia (rifer. all’ago)
90
la donna che porta l’acqua
la donna dell’acqua
la dòna pisòta o la dona dei seci
la fònna col gambù





      Per un esame comparativo vengono riprodotti i cartelloni del giuoco romano originale composto da 64 numeri e simboli (n.1), con quello attuale che si gioca a Toscolano-Maderno con.90 numeri e simboli (n.2) e con quello di Brescia,sempre con 90 numeri e simboli, chiamato “Lutì” (n.3)
              

lunedì 26 settembre 2016

DARSENA EX BIANCHI A MADERNO

                                      L'ingresso alla darsena


Il Cav. G.Battista Bianchi, (1865-1943) già Sindaco di Maderno nel secolo scorso quando non c’era ancora l’unione dei due comuni, abitava nel palazzo in  piazza di Maderno, (successivamente trasformato nell’hotel Golfo)  Poi si trasferì definitivamente nella villa del “Serraglio”.
Quando lo stesso abitava in piazza, fino ai primi anni del Novecento, possedeva un motoscafo, l’unico esistente nel golfo, che teneva ormeggiato di fronte al suo palazzo e vi costruì perfino un ponticello in legno sul lago per raggiungerlo facilmente.
Nei primi decenni del secolo scorso (non conosco la data) costruì sul lago, in Via Roma,l’attuale darsena per poter meglio custodire il motoscafo che fu tenuto fino al suo decesso. Poi per tanti anni la darsena non fu più usata e solo dopo la metà del ‘900 fu venduta e  trasformata in Ristorante chiamato “Il muretto” al quale affluivano numerosi clienti, specialmente stranieri, che giungevano i buona parte con potenti motoscafi
            In questi ultimi anni si susseguirono altri gestori stranieri. Da alcuni mesi è stato chiuso perché sembrava che la pavimentazione esterna su travetti in legno sostenuti da pali infissi nel lago, fosse diventata pericolosa causa il logoramento dei pali di sostegno infissi nel lago.
            Senonchè il 19 settembre 2016 iniziarono i lavori di smantellamento di tutto ciò che fu aggiunto per trasformare la darsena in ristorante.
            Dal documento ufficiale della Regione Lombardia esposto all’esterno del cantiere, si rileva che la rimozione della porzione  di edificio commerciale realizzata su area demaniale, viene effettuata dall’Autorità di Bacino Lago di Garda e Idro (committente) a mezzo ditta Pavoni di Vobarno, la cui spesa presunta è di €.30.000. All'esterno dell'edificio a lago,è stata recentemente prolungata la passeggiata a lago che si è così collegata con il nuovo parcheggio a lago. E' previsto che all'esterno della darsena, vicino alla cabina elettrica che verrà camuffata, sarà costruito  un piccolo ufficio del turismo un "point office" che sostituirà quello dell'ex Azienda di Soggiorno.                 

                                                                                                                        La villa del cav. Bianchi G.Battista a Maderno con  il suo motoscafo ormeggiato in un primo tempo davanti alla stessa


                                                    


                    Il ponticello di fronte a villa Bianchi
                       La darsena trasformata in ristorante




La passeggiata a lago scorre ora davanti alla darsena

mercoledì 14 settembre 2016

LE MODIFICHE ALLA PIAZZA DI TOSCOLANO



L’ambasciatore della Serenissima, Marin Sanuto, nel 1483 riferiva che l’attuale centro abitato di Toscolano era contraddistinto dai nomi: l’antica  e originaria “Benaco” che comprendeva la zona degradante verso il porto e “Toscolano” riferita a quella più arretrata, dove presumibilmente, sorgeva la necropoli romana. Infatti numerosi tumuli furono portati alla luce in un brolo retrostante casa Maffizzoli, sul lato destro del fosso di Pulciano come afferma in “Benacum” Donato Fossati nel suo libro.
             Un tempo vi era stretta via selciata che collegava la piazza vecchia con la chiesa Parrocchiale, ma nel 1852 la sig.ra Andreoli Santa offrì il terreno sul quale venne costruita la nuova piazza e dove sei anni dopo, nel 1858, venne eretto il monumento alla Beata Vergine Immacolata come scioglimento di un voto collettivo fatto dalla popolazione durante l’epidemia di colera del 1855, monumento che in tempi recenti fu spostato di fronte alla chiesa Parrocchiale, mentre al suo posto venne installato quello dedicato ai Caduti in guerra.
            Nella parte superiore della Piazza sorgeva l’antico tempio di Saturno di forma quadrilatera il quale fu trasformato in una chiesa dedicata prima a S. Stefano e, successivamente, a S:Antonio. Nell’estate 1889 questo edificio venne adattato per le adunanze pubbliche e, nel 1935, dopo una vertenza con il proprietario vicino che si opponeva, fu completamente demolito. Le colonne recuperate da questo ex tempio romano furono riutilizzate dai Visintini alla “Religione” per sostenere un portico della loro casa.
            Intorno al 1960 venne demolito un vecchio fabbricato per far posto alla costruzione dell’albergo Adria.
            La foto in alto riproduce l’attuale stato della Piazza, mentre quelle sottostanti che mostriamo riguardano appunto le modifiche avvenute nel tempo alla piazza di Toscolano.
            La prima risale intorno al 1860 dove si nota la statua dedicata alla Madonna. La seconda risale invece al 1950 circa e si nota la demolizione del muro della limonaia prima esistente ed il nuovo fabbricato ad uso abitazione per i dipendenti della cartiera (al piano terra furono posti gli Uffici della Banca S. Paolo) che, successivamente si trasferirono nell’attuale posizione..





lunedì 15 agosto 2016

I MIEI RICORDI DEL PASSATO






            Nel mio modesto lavoro della storia di Toscolano-Maderno (Blog), ovviamente ho citato diverse persone fra il paio di centinaia di argomenti esposti. Come si fa in simile situazione dimenticare i propri famigliari che attivamente hanno creato questo passato, ora quasi dimenticato?
         Inizio, naturalmente con mio padre Giovanni che fu un pittore-decoratore di stimata qualità. Ho pubblicato la sua cartolina in franchigia che fece nel 1916 in un concorso, che fu vincente, sulle montagne confinanti con gli austro-ungarici e che si può trovare nell’argomento “Esperimento d’arte durante la I^ guerra mondiale”, mentre nell’argomento “Scuola serale professionale a Maderno” lo ritroviamo come insegnante di disegno (ornato) dal 1927 al 1930 presso il palazzo Gonzaga, poi nell’ex Municipio di Maderno in piazza ed, infine, presso la scuola Benamati. Nell’argomento decorazioni di Giovanni De Rossi rivediamo invece le sue opere decorative in diverse ville e case locali.
Non ho certamente dimenticato di citare mia madre Elisa che fu una beneficiaria di un legato di Giorgio Aquilani. Questo famoso madernese, morto nel 1657, al quale per la sua attività benefica gli fu intestata una strada (prima si chiamava strada dell’Arco). Nel suo legato redatto presso il Notaio Thodeus di Morgnaga di Gardone Riviera, dispose diversi benefici per i poveri del nostro paese. Parte dei quali doveva essere impiegato” per maritar tante donzelle povere e di buona vita, condizione e fama.”
Quando mia madre si sposò nel 1909 fu una beneficiaria di tale legato. L’argomento nel quale viene riprodotto il testamento dell’Aquilani è quello di Giorgio Aquilani – Benefattore, mentre quello che parla del tempo vissuto in Valle Cartiere presso la cartiera di Maina inferiore o Macallè dove lo zio Tullio Bianchi era Direttore lo troviamo in “Cartiera di Maina inferiore in valle delle cartiere”
         Anche i miei fratelli sono stati citati. Tutti i disegni fatti a mano che troviamo nel Blog sono opera di mio fratello Fausto anch’esso pittore-decoratore come mio padre
         Pure le sorelle Adriana e Vittoria le ritroviamo, in immagini, in altri argomenti. .La prima presso la chiesetta di S.Urbano e la seconda in piazza di Maderno nei pressi del gelataio, allora unico esistente.
         Non potevo dimenticarmi di mia moglie Lucia che ho citato nell’argomento “Ho pescato nel lago un grosso salmone”
         Ed infine le mie tre figlie che da piccole collaborarono per la consegna dei premi ai vincitori delle gare del Concorso Ippico nazionale.
          Ah! scordavo me stesso!. Per ovvie ragioni riproduco tre attestazioni rilasciatami dal Comune di Toscolano-Maderno nel 2011,  nel 2013 e nel 2016.

                                                                                             Andrea De Rossi






   

mercoledì 13 luglio 2016

ALLORO E BACCHE


Nel 1878 si costituì a Gargnano la Società “Lauriva” della Cooperativa Soc. Lago di Garda per la raccolta e la lavorazione delle bacche e foglie di alloro che s’affiancò a quella per la raccolta e lo smercio dei limoni, già esistente dal 1840.
Il suo esempio fu seguito dalla ditta Elena di Maderno che gestiva una piccola industria per la lavorazione delle bacche d’alloro in Via Benamati. L’olio che si estraeva con una speciale bollitura, insieme alle foglie di questa pianta, era esportato in Germania, in Russia e in altri paesi stranieri, dove era utilizzato nei cicli produttivi di particolari cosmetici, nonché nelle industrie della profumeria e della tessitura. La più estesa applicazione di questo prodotto era fatta dalla medicina veterinaria. Le foglie servivano anch’esse per l’industria dei profumi e dei saponi, previa distillazione dell’olio essenziale che esce più profumato che dalle bacche.
Da diversi decenni quest’attività è completamente cessata, causando la totale decadenza della coltivazione dell’alloro, che è rimasto solo un albero ornamentale, ora - per il momento solo al piano – attaccato da una particolare malattia che, se non adeguatamente curato, lo porterà in breve all’estinzione. Nella collina, invece, tale pianta è ancora molto diffusa ed in buona salute