lunedì 19 agosto 2013

GROTTE ESISTENTI SUL MONTE PIZZOCOLO



ELENCO GROTTE ESISTENTI SUL MONTE PIZZOCOLO
Rilevate dalla “Carta delle grotte e delle sorgenti delle prealpi bresciane”
A cura della S.S.I. (Società Speologica italiana)
Elenco aggiornato al maggio 1990
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Come si nota dal suddetto prospetto delle grotte al n.600 è citata, fra le altre, L'ABISSO SPINO che con le sue enormi sale e gallerie raggiunge la profondità di 215 metri ed è la terza grotta bresciana per estensione. Chiunque voglia avere maggiori informazioni sull'argomento può contattare Giorgio Merigo (telef. e fax 0365/72222)  o Beppe Zordan  (telef. e fax 0365/540915)

venerdì 16 agosto 2013

RICORDI DI GUERRA: REQUISIZIONE CAMPANE

Nel corso della seconda guerra, dopo aver raccolto le fedi nuziali d'oro, avere rimosso le cancellate di ferro, ritirato tutto il materiale di rame dalle case e perfino il filo spinato delle recinzioni agricole, sembrava non ci fosse più nulla da recuperare che servisse alla costruzione del materiale bellico, necessario alla prosecuzione della guerra. Invece, verso gli ultimi mesi di guerra  (inizio 1945) si pensò perfino alle campane che dai campanili dei paesi e delle città, durante i tempi di guerra e di pace, con il loro tocco indicano - nelle occasioni gioiose ed in quelle tristi, lo svolgersi della vita quotidiana dei cittadini. Si trattava di materiale molto pregiato per la costruzione dei cannoni, ma difficilmente recuperabile in confronto ai precedenti prelievi. Ma, nonostante la difficoltà ed il costo sostenuto, le campane furono tolte.
Un gruppo volonteroso ed anche coraggioso di volontari di Montemaderno prima della requisizione riuscì a togliere le campane dal loro campanile ed a nasconderle in una cantina di una casa privata. Purtroppo non fu così per quelle di Maderno e di Gaino che furono tolte dalle autorità e depositate  in attesa di essere inviate alla fusione, presso il magazzino dell'ex impresa De Rossi G.Battista.
Quando giunse, quasi inaspettatamente, la fine della guerra le campane erano ancora depositate nello stesso magazzino, per cui sfuggirono fortunatamente alla sorte predestinata con grande sollievo e soddisfazione della popolazione. Quelle di Maderno furono, senza alcuna cerimonia, rimesse sulla torre campanaria, mentre per quelle di Gaino gli abitanti, come loro simpatica tradizione, riservarono una particolare festa al momento del ritiro dal magazzino, avvenuto nei primi giorni del maggio 1945.
Come si può notare dalla foto che ho scattato personalmente in quel giorno, le campane furono sistemate su di un carro agricolo trainato da due buoi ed avvolto in festoni di alloro. Il carro fu seguito con entusiasmo da un folto gruppo di ragazzini e di adulti che vedevano, finalmente, anche in questa semplice cerimonia, l'inizio di un'era di pace.

                                                                                                                 Andrea  De Rossi

giovedì 15 agosto 2013

IL PALAZZO D'ARCHESANE SUI MONTI DI TOSCOLANO


Nell’omonima valle nei monti di Toscolano, a 816 metri d’altezza sorge il “Palazzo d’Archesane”, chiamato enfaticamente “palazzo”, ma in realtà si tratta di una modesta casetta di montagna costruita nel ‘600 dai Conti Delay di Toscolano, al tempo una delle famiglie più nobili e benestanti della Riviera. I Conti imposero il nome anche alla vicina località chiamata "Pradalai”.
Recentemente il Corpo Forestale, attuale proprietario del terreno dove si trovava la casa  semidemolita, ha provveduto alla ristrutturazione del palazzo con esclusione dell'originaria  chiesetta dedicata a Santa Giustina ad essa annessa,  della quale sono rimaste solo alcune tracce.
            Il "Palazzo" era la residenza di caccia dove - durante la stagione autunnale - erano ospitate allegre brigate di parenti e amici della famiglia Delay. Durante la giornata tutti si dedicavano esclusivamente alla caccia della selvaggina, che in quei tempi era molto abbondante, mentre la sera si riunivano attorno ai tavoli nelle sale terrene del "Palazzo" consumando abbondanti cene, condite dai generosi vini di Cervano e di Zuino. Ai commenti sulle battute di caccia della giornata, s’intercalavano suoni e canti fino a tarda notte. Ma chi erano i Delay?
I Conti Delay, divenuti nobili della Repubblica di Venezia per le loro benemerenze industriali, erano originari della frazione Pulciano di Toscolano. Inizialmente portavano il cognome di Assandri, poi quando entrarono nell'aristocrazia, assunsero quello di Delay. Divennero prima proprietari di campi e, raggiunta una discreta fortuna, costruirono e condussero una cartiera sulla sponda destra del fiume Toscolano in località Maina di sotto. All'inizio del Cinquecento acquisirono alcune fucine in località Camerate che trasformarono in ferriere inserendo anche la lavorazione del rame e producendo così bombe, ancore, palle di cannone e corazze per la flotta veneziana. Al riguardo è il caso di ricordare che il Doge Morosini ringraziò Giulio Delay per essere stato in grado di fornire alla flotta in partenza per il Levante, ben tremila proiettili.
            Il creatore della grandezza della casa Delay fu Vespasiano (secolo XVI) che stabilì la sede dei negozi in Venezia, mentre Carlo e Vincenzo, cavalieri della Repubblica Veneta, furono ambasciatori straordinari nella città lagunare.        Da Pulciano si trasferirono a Toscolano fissando prima la loro dimora nel palazzo che appartenne ai Villa (ora Oleificio Morani). Poi, verso la metà del '600, iniziarono la costruzione del grande e bellissimo Palazzo al Porto di Toscolano (divenuto poi dei Maffizzoli), decorato, al primo piano, dalle preziose tele del Celesti che fu loro ospite per parecchi anni e affrescato anche da Sante (o Santo) Cattaneo,al tempo noto pittore salodiano .Nell'ultimo trasferimento di proprietà di questo Palazzo le tele del Celesti sono state acquistate dal Credito Agrario di Brescia e ora sono esposte in Sede a Brescia Due.
            I Conti Delay contribuirono inoltre quasi totalmente alla costruzione della Chiesa di Gaino mentre nella Chiesa di Toscolano a loro si devono la maestosa ancona del coro e la Cappella di S.Francesco di Paola oltre ad ingenti sussidi corrisposti. Infine è da ricordare che il completamento del gran campanile di Toscolano, per ragioni economiche  rimasto a metà costruzione,è sempre opera di questa famiglia.

                                     Andrea De Rossi






lunedì 12 agosto 2013

STORIA DEL LUNGOLAGO DI MADERNO

Percorrendo ora il lungolago di Maderno, dedicato a Giuseppe Zanardelli, illustre statista dell’800 che costruì la sua villa in località Bornico,la quale è attualmente in dotazione all’ANFAS, nemmeno ci si può immaginare com’era questo lembo di terra prima del Novecento.
            Da un inventario delle strade comunali di Maderno, datato 1° agosto 1840 e firmato dall’Ing.Novelli, si rileva che a quel tempo, fra le altre, esisteva una strada denominata “Strada della crocetta ed anco del Ruellino o Revellino” della lunghezza di metri 2663. Questa partiva dalla strada postale o Regia in contrada Pozzo al Borgo (dove ora si trova una privativa , una forneria ed una macelleria) e  dirigendosi attraverso i campi con una stretta stradina (attuale Via Vitali e Via Foscolo) giungeva fino al “piedestallo della crocetta” (località Bolsem). Da qui, girando a destra, costeggiava il lago (attuale lungolago) e giungeva al Brolo Revellino, punto in cui si trova ora il porto. Da questo punto si divideva in due parti, una seguiva la spiaggia e giungeva alla torre comunale (attuale campanile della chiesa Parrocchiale), l’altra, invece, deviava a destra passando dietro il predetto Brolo (attuale Via F.lli Bianchi) e giungeva anch’essa alla torre comunale e da qui si raggiungeva l’angolo sud-ovest della Basilica romanica di S.Andrea dove terminava.
            Il citato “Brolo” un tempo chiamato “pratum episcopi” o prà del Vescovo, era un terreno che doveva essere tenuto dal Vescovo a disposizione dell’esercito imperiale. Dopo il Seicento entrò a far parte delle proprietà Gonzaga. Estinta questa famosa famiglia, il terreno fu suddiviso e venduto in tanti lotti.
            La strada sopra descritta, che in parte assorbe l’attuale lungolago, si chiamava “della Crocetta e del Rivellino” poichè in località Bolsem esisteva un frammento di colonna romana, probabilmente recuperato negli scavi della villa romana di Toscolano sulla quale, nei secoli scorsi, era posta una croce da parte dei frati Domenicani stanziati nell’Abbazia di Via Religione. Questo punto era la meta delle loro frequenti processioni che partivano dall’Abbazia  in Via Religione e attraverso un guado sul torrente in località “Garberia” giungevano in questa località (Bolsem).

“Rivellino” si riferisce invece ad un’opera fortificata che fu eretta a difesa dell’antico castello e che si trovava appunto nel citato Brolo il quale ha preso questo nome..
Agli inizi del Novecento iniziano i primi lavori di modifica di questa strada. Per prima il cosiddetto “bacino della fossa”, parte della fossa che circondava l’antico castello che giungeva fino alla base del campanile, fu interrato essendo divenuto un deposito di rifiuti maleodoranti.
Nel 1902 fu costruito il primo tratto di lungolago che dalla Piazza raggiungeva l’imbarcadero, evitando così di girare intorno alla chiesa per raggiungere lo stesso.
Nel 1906 fu costruita la casa del battellante  con locale per vendita biglietti e sala d’aspetto dei passeggeri, in sostituzione di una baracca in legno che aveva la funzione di biglietteria. La casa del battellante fu demolita nel 1962  per far posto a quella attuale, che nel 1965 è divenuta un’abitazione privata.
Nel 1915 fu appaltata la costruzione del resto del Lungolago dall’attuale porto fino al Bolsem, in sostituzione della piccola stradina esistente. Opera che si prolungò nel tempo causa la guerra.
Per quanto riguarda lo sviluppo alberghiero in questa zona, che sarebbe stato ideale, è sempre rimasto, invece, molto limitato. Si ricorda che uno dei primi edifici sorti verso la fine dell’Ottocento, fu la villa Margherita che nel 1908 circa si trasformò nell’Hotel Bristol il quale funzionò fino circa agli anni trenta. Nel 1924 quest’edificio fu ristrutturato ed allargato. Dal 1928 fu chiamato “Casa Azzurra”, adeguandosi così alle norme fasciste dell’epoca che imponevano intestazioni in lingua italiana . Negli anni trenta l’immobile fu acquistato dal Consorzio Prov.le Antitubercolare di Cremona che lo destinò al soggiorno dei figli di contadini affetti da tubercolosi della stessa Provincia. Gli stessi erano assistiti dalle Suore Domenicane, alloggiate nella vicina villetta. Quando negli anni cinquanta questa malattia fu debellata, grazie ai nuovi farmaci, l’afflusso dei bambini diminuì fino a cessare completamente. Fu abbandonato fino al 2000 e ceduto poi all’Istituto Ospedaliero di Sospiro che dal 2002 al 2004 lo ricostruì di nuovo. Nonostante sia stato completato nel 2005, per ora non è stata ancora precisata la  sua destinazione. Secondo  l’ultima notizia, risalente alla fine di febbraio 2006, tale immobile dovrebbe essere adibito ad albergo di lusso.
 Nei primi anni del Novecento sorsero sul lungolago l’Albergo Lignet (ora Istituto S.Cuore) in sostituzione di quello esistente nel “Serraglio, demolito dal nuovo acquirente Cav.Bianchi, nonchè l’Albergo Benaco. Nel 1925 fu costruito l’Albergo Milano e dal 1958 al 1977 fu in attività l’Albergo Villa Adele in località “Bolsem”. Infine, nel 1959, fu costruito l’Albergo Splendid.
Confinante con l'ex Istituto Cremonese (ex Albergo Bristol) sorge il campo ippico nel quale già negli anni 1923 e 1924 furono disputate le prime gare ippiche. Dal 1963 al 1986 furono organizzati Concorsi Ippici Nazionali ai quali parteciparono i migliori cavalieri italiani di quell’epoca come i Fratelli D’Inzeo, Mancinelli e molti altri famosi
Fino agli anni sessanta, quando il lungolago fu asfaltato, per evitare l’innalzarsi della polvere causata dal transito di autoveicoli, il comune provvedeva all’innaffiamento della sede stradale per mezzo di un carro botte trainato da un asinello e condotto dall’operaio Zuanelli, caratteristico personaggio che svolgeva tale lavoro con in testa un gran sombrero.
Nel 1959 fu costruito ex novo il “Lido Azzurro” sulla spiaggia fra l’Istituto S.Cuore e l’Istituto Cremonese (ex Hotel Bristol). Nel 2004 la struttura provvisoria del Bar è stata sostituita da un decoroso immobile.
Nel 2003 ebbe inizio la completa ristrutturazione del lungolago, finanziata con i fondi della Comunità Economica Europea, riducendo allo stretto necessario la strada per i veicoli ed allargando la pista ciclabile, molto apprezzata da coloro che desiderano transitarlo in bicicletta, oltre al rifacimento della pavimentazione della passeggiata e della sua illuminazione. Tale lavoro fu inaugurato ufficialmente il 26 settembre 2004.
Nel 2005  iniziò l’allargamento della passeggiata pedonale a lago dall’ex villa Cavallero fino al Bolsem. Tali lavori sono terminati nel 2006, prima della stagione estiva.
A completamento dei vari lavori inerenti il lungolago, si può ora ammirare il ponte levatoio costruito alla foce del Torrente Toscolanoattende che collega Maderno con Toscolano. Il tanto agognato collegamento stradale a lago con Toscolano, si è finalmente avverrato.

                                                                                                       Andrea De Rossi


 



                                              

domenica 11 agosto 2013

LE STATUE DEI TRE SANTI IN VIA CAVOUR







Già nell'inventario delle strade di Maderno datato 1874, redatto dall'Ing.Samuelli, nella descrizione della strada della "Quadrellata" (che corrispondeva all'attuale tratto che dal Ponte di Toscolano giunge sino al bivio con la Via Vitali) è citata la località Tre Santi, punto nella quale veniva e viene anche attualmente sottopassata trasversalmente dal fossato che proviene dalla Valle >Bombai. In quel tempo questo piccolo fossato, che diviene pericoloso durante le forti piogge, veniva varcato mediante un ponticello in muratura, ora ricoperto dal manto stradale. Prima del 1869 tutta la strada che dalla piazza giungeva al ponte era denominata "Regia Postale", divenuta poi Provinciale e,infine, comunale in seguito alla costruzione della nuova arteria (ora Statale). In quell'epoca però la "Quadrellata" era chiamata solo quel tratto di strada che dall'orologio giunge fino alle fontane, cioè l'attuale Via Mazzini.
Pur essendo già nell'800 chiamata località "Tre Santi", i nostri antenati non ricordano di averli mai visti esposti. Probabilmente saranno esistiti in temoi molto lontani e si presume siano stati messi in quanto in quel punto vi era l'ingresso al paese per chi proveniva da Toscolano. Infatti, dal suddetto inventario risulta che anche sulla strada per Maclino, alla diramazione per Stina e Grotten esisteva un capitello con quattroSanti, ora scomparso, mentre altri tre Santi, che non si possono identificare in quanto  idipinti sono scoloriti, si trovano all'ingresso della frazione di Pulciano, di fronte a dove si trovavano le fontane. Mentra invece le santelle votive che troviamo sparse nei paesi sono poste esclusivamente ai bivi delle strade.Nel caso di Maderno la prima la troviamo poco distante dai "Tre Santi" sempre in Via Cavour sul muro dela casa Polver dove s'incrociano le Vie Fantoni e Via Carlo Setti. Un'altra la troviamo al bivio fra le Vie Carlo Setti, Solino e Solferino ed un'altra ancora all'incrocio tra le vie Cavour, Vitali e Beltrami, mentre quella più vicina alla piazza si trova al crocicchio delle Vie Benamati, Garibaldi, S.Pietro e Moretto.
      Vediamo ora chi sono questi Tre Santi che molti madernesi citano senza però identificarli. In nostro aiuto è venuta gentilmente la sig.ra Anna Maria Pellegrini, la quale ha precisato che il nonno materno (il padre della sig.ra Adele Ferrari) vale a dire il sig. Giuseppe Ferrari, Maresciallo dei Corazzieri, quando da Barbarano si trasferì a Maderno intorno al 1923, portò con sè le statue di questi tre Santi ai quali era particolarmente legato da una profonda devozione. Esse furono poste sopra il portone d'ingresso di sua proprietà, che si trovava pochi metri a destra dal punto in cui sono collocate ora. Quando, per necessità, il muro ed il portone furono demoliti oer far posto all'attuale cancelletto, le tre statue furono spostate di pochi metri ed inserite in apposite nicchie le quali poi, in tempi successivi furono riparate con apposite finestrelle a vetri..
Al centro fu posta la Madonna ed ai lati S.Francesco  d'Assisi e S.Giovanni Nepomuceno. Mentre per la Madonna e S.Francesco d'Assisi pensiamo non siano necessarie spiegazioni, queste invece sono opportune per S.Giovanni Nepomuceno, un Santo poco conosciuto in Italia. Egli nacque verso il 1330 a Pomuck nella Boemia e fu fatto annegare nella Moldava con piedi e mani legate il 16 maggio 1393, dopo essere stato sottoposto a minacce e torture per non aver voluto rivelare all'imperatore Venceslao i peccati della moglie, di cui era confessore. La sua salma ricuperata nel fiume, fu tumulata nella Cattedrale di S.Vito a Praga. Il Papa Benedetto XIII lo santificò nel 1729. E' Patrono della Boemia e dei fiumi ad è commemorato il 16 maggio, data della sua atroce morte.
Nella nostra zona statue riproducenti questo Santo dei fiumi le possiamo trovare a Limone del Garda in un capitello presso il ponticello che attraversa il torrente S.Giovanni e a Bedizzole in una santella posta sul ponte che valica il fiume Chiese.

                                                                                                      Andrea De Rossi

venerdì 2 agosto 2013

CIPPO FUNERARIO A ROINA

            Mi ha sempre incuriosito quel cippo, o ara sepolcrale, in marmo di Botticino che si trovava sul sagrato della Chiesa di San Giorgio di Roina, dove un tempo scorreva l’unica strada “Regia” che da Toscolano conduceva a Gargnano. Su di esso la seguente dicitura scolpita nella pietra:
D.M.
 LORENIAE
 MERCATILLAE
 QUAE-VIXIT- ANN
 XXVIII. M.II. LORE
NIUS NASIABIUS
CONIUGI INCOM
                                                                    PARABILI.B.M.
 Come si può comprendere questa stele funeraria fu dedicata dal marito Lorenius Nasiabius a LORENIA MERCATILLA, morta a 28 anni.
            Di quest’importante monumento ne hanno parlato l’archeologo Mommsen nel 1872 e gli storici Grattarolo nel 1599, Donato Fossati nel 1941, Pompilio Bonvicini nel 1950 e la Sovrintendente Filli Rossi nel 1991. Lo stesso, con relativa foto, è catalogato al n°4861 del C.I.L. (Corpus Inscriptionum Latinarum) dell’Unione accademica Nazionale, per cui è evidente trattarsi di un reperto antico molto prezioso. Però intorno a questo cippo è rimasto sempre un fitto mistero sui personaggi e sulla loro provenienza.
            Nel 1996, passando vicino alla chiesetta di San Giorgio, con mio grande stupore notai la  sparizione di tale monumento. Poiché oramai è divenuto frequente il furto di materiale archeologico, misi subito in allarme il Comando Vigili Urbani di Toscolano Maderno e, dopo alcune ricerche, venni a conoscenza che il Parroco Don Sergio Fappani, in occasione di alcuni lavori di manutenzione della chiesa di San Giorgio, aveva ritenuto opportuno trasferire il suddetto cippo dal sagrato al presbiterio della chiesa, sottraendolo quindi alla tentazione di qualche malintenzionato.
            Da allora sono passati più di dieci anni e, improvvisamente, qualche notizia sui personaggi citati ci è giunta dal Friuli.
            Al nostro concittadino, Sig. Silvio Comino, oriundo del Friuli, è giunta una lettera da parte di Paolo Pellarini, un Ingegnere di San Daniele del Friuli con la quale gli si chiedeva la foto di “una lapide” che avrebbe dovuta essere nella periferia di Toscolano Maderno intitolata a Mercatilla morta a 28 anni, voluta dal marito Lorenius, nome  trasformato in “Loneriacco” (Udine) dato ad una frazione di Tarcento, per ricordare appunto la famiglia Lorenia che anticamente visse qui. Il Sig. Comino, per soddisfare la richiesta, si è recato in Comune per chiedere dove poter trovare questo antico monumento, ma non ebbe alcuna indicazione. Poi mi ha sottoposto la stessa domanda e ricordando quanto è avvenuto alcuni anni fa gli ho indicato l’esatta ubicazione.
            L’Ing. Pellarini, soddisfatto della risposta del Comino, alla quale aveva allegate anche alcune  foto del cippo, ha fornito poi allo stesso notizie molto interessanti che, finalmente, chiariscono il mistero sulle origini delle persone citate nella stele. Infatti l’Ingegnere, senz’altro un amante di storia, ritiene che Lorenius sia venuto nelle Prealpi intorno al 180 d.C. e precisamente sulle sponde del fiume Turris ora chiamato Torre, nei pressi di Tarcento dove aveva creato un allevamento di cavalli orientali. Ma quando i barbari (Marcomanni) si fecero più minacciosi il suo commercio entrò in crisi e decise di trasferirsi in luoghi più sicuri scegliendo il lago di Garda. Dubita che potesse essere un legionario romano e tende invece a credere trattarsi solo di un mercante di cavalli. Poi per quanto riguarda la dedica alla giovane moglie Mercatilla che si trova sull’ara, si chiede se fu lui a dettare il testo prima di morire o se lo fece in vita, ritenendo sorprendente il termine di “coniugi inseparabili”.

                            Andrea De Rossi





giovedì 1 agosto 2013

7 APRILE 1958, LA FRANA DEL “Rovinato”



Sembra sia successso ieri. Invece da quel 7 aprile 1958 è trascorso più di mezzo secolo. Era la giornata di Pasquetta ed il tempo piovviginoso. Il transito degli autoveicoli sulla statale era abbastanza sostenuto, anche se molto inferiore a quello dei giorni festivi, causa il maltempo.
Verso le ore 12,30 il transito veicolare s’arrestò improvvisamente. Subito ho pensato che fosse successo qualche incidente.
A quell’ora mi trovavo seduto a tavola per il pranzo ed ero rivolto verso Fasano e dalla finestra che mi stava di fronte, ho potuto osservare una colonna ferma di automezzi sulla destra, diretta a Fasano, mentre la corsia opposta era completamente deserta.
            Mentre stavo pensando cosa fosse successo, improvvisamente un grande pezzo di collina sottostante la chiesa di Maclino si staccò lentamente invadendo la  strada statale, per poi scaricarsi nel lago.  Un fatto impressionante che per alcuni anni non ho più potuto togliermi  dalla mente.
            Venni in seguito a sapere che l’evento franoso era stato prima preceduto dalla caduta di sassi sulla statale  bloccando la circolazione ed evitando così danni a persone e a cose.
            Da quel preciso momento ebbe inizio l’isolamento non solo di Toscolano Maderno, ma anche di tutti gli altri paesi posti più a nord. Per giungere quindi a Maderno o negli altri paesi con automezzi, si doveva effettuare nientemeno che il giro del lago, oppure salire per la Valsabbia fino a Tione e da lì scendere a Riva per imboccare la Gardesana occidentale. Mentre, a piedi, si poteva salire a Maclino attraverso il sentiero della “Rocchetta” per poi scendere a Maderno o attraverso il ripido sentiero del “Proch”, oppure seguire la strada carrozzabile.
            Anche se questo fu un evento eccezionale, era però fra quelli prevedibili. Non per niente la strada a lago che collega Fasano con Maderno è sempre stata chiamata “Rovinato”, o “Ruinà” in dialetto perché fu sempre stata soggetta a frane. Così anche l’antichissimo sentiero che da sotto la chiesa di Maclino scende verso la statale è sempre stato chiamato “Procho” o “Proch” riferentesi al termine tedesco “broken” che significa appunto rotto o rovinato.
            Per lo spostamento delle persone che avevano urgente necessità di recarsi oltre la frana, furono subito utilizzate alcune barche di pescatori, successivamente sostituite da un servizio straordinario di battelli. Con parecchi mezzi meccanici l’ANAS diede inizio subito al lavoro di sgombero del materiale franoso, parte scaricandolo a lago e parte portandolo sulla spiaggia verso Maderno, cancellandola così definitivamente. Quando tale lavoro fu giunto a buon punto, durante la notte avvenne un altro smottamento di terreno che seppellì numerosi mezzi. Il lavoro riprese da capo e non ricordo esattamente quanto durò l’interruzione, certamente parecchie settimane, prima che la nuova strada che disegnava una curva (prima era quasi rettilinea) fosse aperta al traffico.
            In seguito a tale inconveniente il turismo ed il commercio locale subirono notevoli danni.Le autorità dell’epoca assicurarono che avrebbero provveduto alla costruzione di una adeguata strada a monte, ma, dopo cinquant’anni, ciò non è più avvenuto.

                                                                                                                Andrea De Rossi